La nostra storia

1992-2010

Tina Giordano AlarioLa nostra storia è comune a molte altre associazioni napoletane. Un gruppo di persone che non hanno mai accettato l’inefficienza, quale valore elevato a sistema, unite da profonda amicizia e dall’amore per la propria città. Che hanno voluto rischiare, muovendosi in prima persona e coniugando iniziativa privata, capacità progettuale ed impegno civile, nel tentativo estremo di salvaguardare e valorizzare il vasto patrimonio storico-artistico cittadino. Perché, diciamolo francamente, c’è sempre da qualche parte una Napoli da “salvare”, da tirar fuori dall’oblio o dall’incuria, prima che sia troppo tardi. Arte, storia, preziosità e innumerevoli meraviglie offuscate spesso dalla scarsa manutenzione o dalla mancanza di restauri, da un tipo di gestione paternalistica se non addirittura sciatta e frammentaria del nostro territorio. Ecco che anche in questo caso associazionismo e volontariato giocano un ruolo di primo piano in termini di supplenza e di vuoti istituzionali.

Il nostro percorso risale agli inizi degli anni ’90, quando la città si andava discoprendo dopo anni di declino con le prime edizioni di “Monumenti Porte aperte”. In verità non è stata neppure una casualità, dal momento che il sodalizio, fondato dalla scrittrice Tina Giordano Alario, donna forte, determinata che è riuscita ad amalgamare attorno a sé personalità diverse ma ben motivate, ha tra gli obiettivi principali non solo quello di promuovere e finanziare restauri di opere d’arte particolarmente significativi, ma anche quello di riportare alla memoria l’enorme bagaglio culturale e artistico partenopeo, di afferrarne gli stimoli più vitali e contemporanei, operando direttamente sul territorio. Ancora oggi siamo convinti, a distanza di quasi diciotto anni, che un monumento qualunque esso sia, se curato con passione, se propriamente utilizzato, se gestito con l’accuratezza e la volontà dovute, può provvedere a se stesso ed avviare un indotto (economico - culturale) di cui finiscono con il beneficiare tutti quelli che attorno al monumento vivono e lavorano.

Siamo partiti con ridotti mezzi finanziari ma forti dell’energia che contraddistingue le ragioni del volontariato; in molte nostre iniziative, abbiamo potuto contare sempre sulla sensibilità di enti ed istituzioni, avviando quella relazione essenziale, necessaria, fra intervento privato e quello pubblico, nella valorizzazione del nostro patrimonio culturale. Anni di grande impegno, certo, durante i quali l’associazione che ha sempre operato d’intesa con le Soprintendenze, è riuscita a recuperare e conservare una serie di testimonianze artistiche, che spesso, anche per l’indifferenza di noi napoletani, erano destinate al degrado irreversibile o all’oblio definitivo. Dipinti, pale d’altare, affreschi, arredi vari, sempre di gran pregio, conservati nella chiesa di Purgatorio ad Arco, lungo la via dei Tribunali, nella Basilica di San Paolo Maggiore o a San Lorenzo. Restituendo, al tempo stesso, al loro decoro, originari ambienti e monumenti da tempo sottratti alla fruizione pubblica, è il caso dell’antica Rota degli Esposti nel complesso monumentale dell’Annunziata a Forcella, e delle due guglie, quella di San Gennaro e di San Domenico Maggiore, alterate nel corso degli anni da agenti atmosferici e dalle numerose manomissioni dell’uomo. Ad ogni restauro, si è voluto affiancare una pubblicazione per rendere più diffuse e costruttive le note di carattere storico-scientifico, le immagini che testimoniano il prestigioso valore dell’opera, ma soprattutto lo stato quasi fatiscente e a rischio dello stesso monumento.

Ma se da un lato la minaccia del degrado l’abbiamo solamente allontanata grazie a questi interventi straordinari e alla buona volontà di noi cittadini, dall’altro non è stata assolutamente sconfitta. Anzi, interventi di recupero isolati alla fine non servono a niente dal punto di vista della vivibilità se poi non c’è neppure una manutenzione ordinaria del monumento ed un monitoraggio accurato del territorio da parte degli organi preposti. Con il risultato di vanificare e mortificare tutti gli sforzi profusi( compresi quelli economici). Un esempio? La Porta San Gennaro e l’affresco di Mattia Preti, l’unico superstite per mano del Cavaliere Calabrese su una delle sette porte della città antica, recuperato dalla nostra associazione nel 1997. Per oltre tre secoli l’affresco era stato esposto allo smog e alle polveri atmosferiche che lo avevano ridotto ad uno stato di consunzione estrema, tanto da impedirne la lettura. Oggi lo stesso smog, il guano di colombi e le crepe di umidità stanno divorando ancora una volta il capolavoro del Preti. La solita domanda : a chi spetta la manutenzione? Dunque un altro segno della dimenticanza e dell’incuria, l’ennesimo scippo al patrimonio monumentale che per molti napoletani non è solo imbarazzante, è diventato addirittura insostenibile, da non ammettere più alibi. Malgrado l’amara constatazione, Incontri Napoletani, come tante associazioni culturali, comitati civici che si sono messi con impegno al servizio della città, non ha voluto mollare.

Poco più di un anno fa, ci siamo riattivati per il ripristino di due pregevoli opere ubicate nella basilica dell’Annunziata, dove l’associazione è tornata dopo dieci anni dal restauro della Rota degli Esposti. Si tratta di due esempi dell’arte del commesso marmoreo a Napoli che rischiavano di perdersi per le pessime condizioni conservative : il portale della Cappella del Tesoro e il grande ciborio a base ottagonale, entrambi miracolosamente scampati all’incendio che distrusse la chiesa nel 1757. In particolare il ciborio, giunto a noi scheggiato, in parte carbonizzato, per anni abbandonato nei depositi dell’ente, può considerarsi quasi la testimonianza simbolica sia della distruzione che della rinascita dell’antica basilica ricostruita su progetto di Luigi Vanvitelli. Il nostro intervento, realizzato grazie al sostegno della Fondazione Banco di Napoli, non si è limitato al solo recupero dei due manufatti, ma ha acceso l’interesse di studiosi e ricercatori sull’antica arte napoletana del “commesso marmoreo”, restituendo così un’altra pagina alla secolare vicenda del complesso monumentale a Forcella, quartiere difficile, già di per sé degradato, che necessita di essere rilanciato proprio attraverso queste iniziative.

In verità i nostri progetti non hanno mai cessato un attimo di andare avanti. Lo dimostra questo spazio virtuale, fatto di pensiero e voglia di fare. Voluto e gestito da noi. Non solo per noi, per tutti. Un “luogo” che possa ridisegnare i confini della nostra storia, della nostra cultura, le esperienze fatte e quanto si spera andremo ancora a fare, senza perdere di vista il reale e la forza di rischiare, in una città dove qualsiasi progetto, anche il più ragionevole, il più giusto e raffinato, si riduce ad uno sterile esercizio di “onanismo” se poi non trova corrispondenza in chi ha il potere di decidere. Dunque uno “spazio” aperto anche al confronto, alla riflessione e discussione con altre associazioni, club, comitati civici e singole persone della società civile sulle tante problematiche di Napoli - la riqualificazione urbana, l’ambiente, la gestione dei nostri beni culturali - per superare i limiti della “separatezza” e cooperare insieme, perché si può, indicando idee concrete e cammini percorribili. Ma anche un “luogo” che rimanga in sintonia con i fermenti più creativi e vitali della città, con i desideri profondi delle nostre azioni e del gruppo nella sua unità. Che faccia leva sull’orgoglio di ciascuno e sugli entusiasmi e le energie dei più giovani che desiderano migliorare Napoli ed il territorio in cui vivono.