I Cavalli di Bronzo

di Filomena Maria Sardella*

Se li guardate da vicino e provate a chiudere gli occhi, vi parrà di sentirli fremere, quei due destrieri, come a scuotere nell’aria le loro criniere nell’ansia di ripartire, magari galoppando per raggiungere il sogno di una città civile, di una società che apprezza e fa vivere (e non rivivere, perché non vi è nulla di morto) il suo Ego, orgogliosa di una Storia che non è passata se la può mostrare; una ricchezza condivisa che, se conosciuta, recuperata, apprezzata, può diventare patrimonio inespugnabile contro ogni abbrutimento del nostro tempo, troppo spesso vittima di miseria culturale.

Nel 2002, il restauro dei Cavalli di bronzo, posti sulla cancellata nord di Palazzo Reale, prospiciente Largo di Castello (il meglio noto Maschio Angioino), ha rappresentato certamente un momento molto significativo per tutti noi di Incontri Napoletani, perché questa volta significava restituire alla loro originaria bellezza due opere di straordinaria fattura, dimenticate da tempo e rovinate da una grande “sporcizia” e da elementi atmosferici come il guano degli uccelli. Furono dono, il 6 dicembre del 1846, dello zar Nicola I, autocrate di tutte le Russie al re Ferdinando II di Borbone, come ringraziamento della sua ospitalità. Quei due gruppi bronzei – auriga e destriero - realizzati dallo scultore russo Pjotr Klodt, sono in effetti il segno tangibile di una grande storia, fatta di rapporti internazionali, costumi e tradizioni diverse, di guerre e profondi cambiamenti sociali. L’incontro tra i due sovrani, legati non solo da amicizia ma anche da intensi rapporti politico-commerciali, avviene alla metà dell’Ottocento; un secolo di per sé rivoluzionario soprattutto per l’ascesa della classe borghese al potere, che inizia in Europa un programma di moti e trasformazioni conclusosi con la costituzione degli Stati nazionali ed il consolidamento dei mercati capitalistici. Questo è anche il periodo in cui Ferdinando II avvia una serie di riforme urbanistiche d’ampliamento di Napoli per migliorarne il “ decoro” in funzione del ruolo di capitale del Regno delle due Sicilie. Idee e progetti d’abbellimento che riguardano lo stesso Real Palazzo, che in quegli anni va cambiando il suo aspetto e assetto architettonico e nelle quali traspare la particolare sensibilità e lungimiranza del sovrano verso la sua amata città. Gli splendidi cavalli di bronzo di Pjotr Klodt – “fratelli” di quelli posti sul ponte Anickov a San Pietroburgo – arrivano a Napoli, nel lontano 1846, per mare, caricati a Konstrad sulla nave da guerra Abo, accolti con una grande festa popolare e collocati sui cancelli di ingresso ai giardini reali, da Via San Carlo, per poi essere spostati, alla fine dell’Ottocento, con i lavori di “risanamento” del quartiere S. Brigida, nella zona prospiciente Castelnuovo, dove sono attualmente. Il loro restauro è un esempio concreto di sinergia privato-pubblico, reso possibile grazie al sostegno del BANCO DI NAPOLI e curato dalla impresa “Giovanna Izzo Restauri” che lo ha eseguito contribuendo in parte alla sponsorizzazione, sotto la direzione scientifica della Sovrintendenza per i Beni Architettonici ed il Paesaggio. Per la nostra Associazione non è stato solo un omaggio all’arte - di cui lo scultore russo è uno dei maggiori esponenti - ma anche un contributo concreto da parte della società civile nel recuperare un’area ingiustamente oscurata da tempo, che meritava, invece, di essere salvaguardata, assieme alla sua grande Storia e alla passione degli uomini che l’hanno caratterizzata.

L’argomento è trattato ampiamente nella pubblicazione “I Cavalli russi di Pjotr Klodt”, (versione italiano/inglese) Napoli, giugno 2002.

*Direzione regionale Soprintendenza per B.A.P.P.S.A.E di Napoli e Provincia.