Il Ciborio dell'Annunziata

Smembrato in più parti, accatastato per anni nei depositi della sacrestia, sconosciuto ai più, il ciborio a base ottagonale e mistilinea, è uno dei più pregevoli esempi dell’arte del commesso marmoreo a Napoli della prima metà del Seicento. Il manufatto si inseriva perfettamente nel contesto dell’antico altare maggiore della chiesa dell’Annunziata, progettato da Cosimo Fanzago e distrutto nella sua imponenza da uno spaventoso incendio nel 1757 che mandò in rovina l’intero edificio, risparmiando solo gli ambienti della Sacrestia, la Cappella Carafa di Morcone e la Sala del Tesoro.

Alto oltre due metri, concepito nella forma di un tempietto e destinato all’esposizione perpetua del Ss. Sacramento decretata dalla chiesa tridentina, il ciborio fu realizzato in marmi policromi commessi attorno al 1621 da Jacopo Lazzari e Giovan Antonio Galluccio e nonostante le parti pervenute a noi carbonizzate, conserva ancora gli alloggiamenti e le nicchie per accogliere i busti in argento dei Santi Martiri e naturalmente, lo spazio per le ostie consacrate. I motivi decorativi geometrici e naturalistici adottati dai due maestri marmorai, evidenti nel cupolino e nella base, rimandano alla decorazione che essi realizzarono tra il 1623 ed il 1626 nella Cappella Carafa di Morcone, a pianta circolare, completamente rivestita da marmi commessi. Nell’ambito del progetto di recupero promosso e finanziato dalla nostra associazione nel 2008, grazie al sostegno della Fondazione Banco di Napoli, anche il ripristino del Portale della Cappella del Tesoro, progettato dall’architetto fiorentino Giovan Antonio Dosio, molto attivo a Napoli nel rinnovamento della Certosa di San Martino a partire dal 1591. Realizzato in marmi mischi da Cristoforo Monterosso e Scipione Galluccio, il portale appare essenziale nelle sue linee decorative che rimandano al linguaggio delle pregevoli architetture fiorentine di Michelangelo.