La Guglia di San Gennaro

….Quarant’anni ci son voluti per costruirla, dal 1631 dopo la tragica eruzione del Vesuvio al 1660, quando fu inaugurata tra due ali di folla, eppure la guglia di San Gennaro rimane magnifica, “ ..non solo a Napoli, ma per l’Italia intera” (scriveva il Celano). Senz’altro è la più bella tra le altre più tarde, San Domenico e l’Immacolata, per l’acutezza del suo impianto, semplice a chi la guarda ma sapientemente predisposto nella statica – mattoni e tufo nella parte basamentale, pietra sorretta da anima di ferro nella parte sovrastante - da un artista, Cosimo Fanzago, che seppe essere scultore di piccole e grandi forme, nonché architetto viaggiante per tutto il Viceregno e quasi certosino per l’impegno che profuse nell’arricchimento artistico appunto delle Certose, da San Martino fino a quella di Serra San Bruno in Calabria.

Chissà quante volte siamo passati davanti a questo monumento immersi nella fretta, senza avere tempo di volgere gli occhi e porci domande sul suo significato ed i suoi trascorsi storici.
Nel 2003 spinti dalla determinazione della nostra presidente, Tina Giordano Alario, Incontri Napoletani sperimenta di nuovo il fervido scambio di interventi privato-pubblico e finanzia in collaborazione con Regione, Comune e Provincia ed il sostegno della Fondazione Banco di Napoli, il restauro della guglia fanfaghiana collocata peraltro in uno degli scenari architettonici più stimolanti della città, piazzetta Riario Sforza, alle spalle del Duomo. Luogo di grande interesse storico e culturale che raccoglie alcuni fondamentali reperti del barocco a Napoli, oggetto in questi anni di ripristino: la Cappella del Tesoro di San Gennaro, il Pio Monte della Misericordia e appunto la guglia, che imprime un segno distintivo a tutta la piazzetta. Con l’avanzare dei lavori, affidati all’equipe della Giovanna Izzo Restauri, il marmo bianco di Carrara delle sculture e decorazioni tornava a risplendere in tutta la sua purezza, liberato dalle scorie di sporco e di deterioramento dovuto a incaute - a dir poco - chiodature, eseguite durante precedenti interventi di consolidamento della struttura. La statua bronzea di San Gennaro, alta due metri e mezzo, eseguita da Tommaso Montani e i fratelli Monterossi, appariva austera nell’atto di benedire il popolo, corredata di tutti gli attributi iconografici: le due ampolle dove si scioglie il sangue, poi il libro, la mitra ed il pastorale, elementi che gli conferiscono severità e la dignità del rango terreno. "...Per l’occasione, noi di Incontri Napoletani ci adoperammo ( sforzi economici compresi) nel ripristino del cancello in ferro battuto dell’ingresso secondario del Duomo, commissionato alle Officine Nolane Artmagazine dell’artista Fiormario Cilvini. La piazzetta, invece, grazie ad uno sporadico intervento dell’assessorato comunale all’arredo urbano, venne accessoriata di panchine in legno e fioriere per renderla più vivibile al quartiere ed ai turisti di passaggio. Peccato, perché basterebbe vedere ora le condioni in cui versa la piazzetta Riario Sforza, tornata quasi subito inaccessibile per via di una barriera di contenitori per l’immondizia e di auto. Rimosse ( se non sparite) anche fioriere e panchine, forse per scoraggiare barboni e senza tetto che ci andavano lì a dormire. Mentre alle spalle della guglia, la bellissima scalinata in piperno che porta al Duomo è sempre più fatiscente, ridotta ormai ad una discarica. A nulla sono valse neppure le proteste scritte e “filmate” dei Comitati civici di quartiere. Il risultato è che benché l’associazionismo privato faccia sforzi estremi per recuperare un monumento, la minaccia del degrado viene solamente allontanata ma non sconfitta, tutt’altro, se poi non segue neppure un minimo di manutenzione ordinaria del monumento ed un monitoraggio accurato della zona da parte degli organi preposti. Amministrazione comunale e sovrintendenze comprese".

 

 

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