Durante i nostri lavori di restauro abbiamo rilevato una serie di particolari molto interessanti: prima cosa la tela adoperata dal pittore, preparata da lui stesso direttamente sul telaio e poi che la preparazione data dal davanti era penetrata sul retro in grande quantità, tranne nei punti dove trovava maggiore contrasto e cioè, lungo le fasce del telaio. La tela utilizzata è una classica tela di fabbricazione napoletana, chiamata ' rarola', per la scarsità dei fili di trama rispetto all'ordito ( cioè l'insieme dei fili che costituisce invece la parte longitudinale del tessuoto).
Queste particolari tele venivano preparate a quel tempo, siamo nel Seicento appunto, con miscele contenenti sostanze inerti come il caolino, pigmenti molto coloranti e corposi, quali gli ossidi di ferro ( terra di pozzuoli o terra di siena bruciata) e venivano emulsionati con colle animali e olio di lino.
Tale tipo di 'mestica', che si andava a stendere sulla tela prima della preparazione-colore ( e usata da molti pittori) passava facilmente dal davanti sul retro proprio perchè la trama della 'rarola' è molto rada, se non viene apprettata ( cioè trattata, per migliorare l'aspetto del tessuto).
Quindi il pittore De Magistro di fronte a questo problema, non perse tempo a pareggiare e a rimuovere la 'mestica' passata sul retro, ma ne ha aggiunta altra per creare uno strato più omogeneo, facendo così una contropreparazione.
Ciò chiaramente ha impedito, in questo dipinto, il formarsi di quel usuale insistito 'cretto' a minuti quadratini caratteristico della 'rarola' sullo strato di preparazione-colore. Nella fase di rifodero del dipinto è stato necessario adoperare una tela con una trama piuttosto forte come la 'patta' ed una pasta da rifodero di particolare forza adesiva per compensare l'eccezionale peso dell'insieme originale.
La pulitura dei residui di vernice e l'eliminazione delle ridipinture passate che interessavano tutto il margine inferiore del quadro, hanno permesso in fase di restauro, di scoprire la firma dell'autore 'HYER. DE MAGIS(TRO) - F., in cui la F sta per 'Fecit'. E la firma come si nota dalla foto, è stata rinvenuta in maiuscolo, dipinta con colore nero brillante e lumeggiata con del giallo chiaro, mancano in realtà le due ultime lettere, ma comunque si è potuti risalire con certezza all'autore.
Oltre alla firma durante la pulitura sono comparsi particolari prima illegibili, quali la coda e le mani artigliate di Lucifero ed i bellissimi brani di cielo turchino con la valle di forma concava delimitata da aspre rocce fra le quali il diavolo precipita.
* esperti in tecnica di restauro e conservazione
tratto da ' Cinque anni di Incontri Napoletani, da Purgatorio ad Arco a Porta San Gennaro, a cura di Patrizia Giordano, Altrastampa, Napoli ottobre 1997
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