La Rota degli Esposti torna a girare

di Ida Maietta *

Nel 1999 La Ruota dei poveri torna a girare:

“QUESTA RICCA CASA OFFRE LATTE AI FANCIOULLI, DOTE ALLE NUBILI, VELO ALLE VERGINI E MEDICINA AI MALATI. E’ SACRA A COLEI CHE ESSENDO VERGINE E MADRE CON IL SUO LATTE FU VERO BALSAMO DEL MONDO” E ‘ IL DISTICO IN LATINO POSTO SULL’ARCO DI INGRESSO ALLA SANTA CASA DELL’ANNUNZIATA. FU SCRITTO NEL 1666 DA PADRE GUICCIARDINO DI SAN PETRO A MAIELLA. OPERA SU MARMO DI COSIMO FANZAGO COMPENDIA IN MODO SINTETICO E PRECISO LE ATTIVITÀ DI ASSISTENZA CHE L’ANNUNZIATA HA SVOLTO PER CIRCA CINQUE SECOLI A NAPOLI.

La Ruota dell’Annunziata, la “madre” di gran parte degli esposti di Napoli e del Meridione. Cinque secoli di storia che si snodano in forme spesso impressionanti, drammatiche su uno degli aspetti più complessi e difficili dell’umanità: l’infanzia abbandonata.

Una storia che non poteva certo rimanere sepolta sotto le mura di un’antica istituzione, simbolo della soffocante convivenza di spirito caricatevole e miseria umana, scandita da due date ben precise : 1875 quando la “ruota” a Napoli viene dismessa e 1980 quando viene chiuso, invece, definitivamente l’orfanatrofio, di proprietà comunale, dove vivevano ormai pochissimi bambini, quasi tutti affetti da gravi handicap.

Dieci anni fa Incontri Napoletani decide di promuovere e finanziare in collaborazione con la Sovrintendenza per i Beni architettonici e il Paesaggio di Napoli e provincia, il restauro dell’antica Rota, permettendo così anche il recupero degli ambienti, da tempo in un totale stato di degrado, che ospitano tuttora il manufatto. Lavori eseguiti in questo caso dal Consorzio IRM presieduto da Gaetano Moccia con la consulenza dell’architetto Antonio Saccone e quella tecnica di Aurelio Talpa. Entrambi, oggetto e locale, in realtà non avevano alcuna valenza artistica, ma riuscirono a coinvolgere emotivamente quanti vollero partecipare ai lavori.

Forse più di un’opera d’arte, per tutto ciò che ha significato quella cupa “macchinetta lignea” destinata a ricevere nei suoi giri migliaia di piccole vite innocenti, ripetendo nel suo meccanismo quasi il rito di un secondo parto per chi, abbandonato dalla madre naturale, passando attraverso la buca impressa nel muro e posta alla sinistra dell’ingresso e successivamente nella “rota”, diventava “figlio della Madonna”. Ecco perché ancora oggi non è possibile avvicinarsi a questi ambienti, ormai ripristinati, senza avvertire il peso remoto di tutta la sofferenza umana che è passata da qui. Un luogo che va visitato con la dovuta umiltà, scevri da pregiudizi e preconcetti.

E’ una pagina “viva” della nostra memoria storica nella sua complessità. A nostro avviso, sbagliano coloro che si limitano a riproporre immagini stereotipate, di comodo, rassicuranti della propria storia. Il passato di Napoli è stato anche la Ruota dell’Annunziata, situata in un quartiere come Forcella che evoca già di per sé degrado, abbandono, violenza. Per questo è stata definita una “significativa operazione culturale”, un esempio di sinergia e volontà del privato e del pubblico, in quanto l’antico manufatto rimane il simbolo di quella miseria che come ci hanno mostrato nei loro scritti Jesse White Mario, Renato Fucini, Francesco Mastriani, regnava sovrana a Napoli, ma è anche la testimonianza di una volontà di lottare con i mezzi culturali a disposizione per assicurare la sopravvivenza ai più deboli, fra i deboli: appunto i bambini abbandonati.

Nel piccolo locale dell’Annunziata dove è collocato il manufatto e dove i bimbi ricevevano le prime cure, c’è un lavabo in marmo ed un vano con aste in ferro, utilizzato forse per stendere la biancheria; un telaio in legno e vetro in realtà separava questo locale dal corridoio lungo il quale erano disposti probabilmente analoghi ambienti che completavano il sistema di accoglienza, prima della sistemazione nelle sale del brefotrofio, al secondo e terzo piano, attualmente occupate da alcuni uffici amministrativi e dall’Ospedale pediatrico dell’Annunziata.

Il restauro della ruota, ultima in ordine di tempo di una serie di ruote succedutesi nei secoli, è stato affidato all’equipe di Marina Manzo e di Emanuele Vitulli sotto la direzione scientifica della Sovrintendenza per i B.A.S., ed ha riservato all’epoca più di una sorpresa. Sulla struttura in legno di castagno venne applicata, infatti, verso la metà dell’Ottocento una lastronatura in noce. E’ stato rinvenuto inoltre anche il monogramma del pio luogo, A.V.P. ( Ave Gratia Plena) inciso sul cerchio che chiude superiormente il tamburo, riferibile forse all’artigiano che lo realizzò. Per sistemare la struttura lignea sono state riutilizzate antiche travi di castagno, opportunamente trattate; la chiusura superiore, al contrario, è stata realizzata in cristallo per consentire a visitatori e turisti di osservare il meccanismo di funzionamento del torno, riattivato nelle sue parti. Insomma l’intervento promosso dall'associazione Incontri Napoletani ha preso le mosse dall’analisi e le interpretazioni delle circostanze ambientali e dei rituali ripetitivi con i quali si svolgeva il secolare compito dell’assistenza all’infanzia abbandonata. Restituendo così la memoria di un luogo, con il suo ingombrante carico di tragedie, miserie e di umana pietà, ma anche e soprattutto un monito a tutti noi, per tutti noi, affinché un passato così non ritorni.

 

* storica dell'arte e responsabile dei lavori di restauro per conto della Soprintendenza per i B.A.S. di Napoli e provincia; l'argomento con le note tecnico-scientifiche è trattato ampiamente nel volume " La Rota degli Esposti", a cura di Patrizia Giordano, Altrastampa edizioni, Napoli, 1999, terza ristampa 2004

* foto di Mariano Grieco/Altrastampa