“La Madonna delle anime Purganti” di Massimo Stanzione

di Gemma Cautela*

...Il quadro che Massimo espose sull’altare maggiore della chiesa delle Anime del Purgatorio ebbe lodi (….) In esso figurò la beata Vergine col Bambino che scendono nel Purgatorio con diversi angioli, i quali vanno liberando quelle anime dalle fiamme che le tormentano..fu in quel tempo lodato per essere ben dipinto e fresco di colore; laddove a nostri giorni vedendosi annerito e le ombre di soverchio oscurate, resta privo di quell’accordo o lume di prospettiva, onde viene la dolcezza, unione, e degradazione di colori”. Con quanto rammarico Bernardo De Dominici segnalava nel 1744 la cattiva conservazione del dipinto dello Stanzione che si presentava scurito e di difficile lettura.

Il restauro finanziato da Incontri Napoletani nel giugno 2001 ed eseguito da Salvatore Borrelli e M. Grazia Carotenuto sotto l’alta sorveglianza della Sovrintendenza per i Beni Artistici e Storici di Napoli ha restituito cromia originale e preziosità materiche della raffinata tavolozza di Stanzione che richiese la somma di 25 ducati alla Congrega delle Anime del Purgatorio per il solo acquisto dell'oltremarino, il colore azzurro che si otteneva dalla polverizzazione dei lapislazzuli e che egli utilizzò per il bel manto della Vergine. Un intervento di restauro precedente risale forse agli anni '50 del Novecento, al quale potrebbe ascriversi l'attuale foderatura del dipinto e le notevoli abrasioni chimico-fisiche riscontrate.
Fu nell'ottobre del 1638 che Stanzione venne incaricato di eseguire il dipinto per l'altare maggiore della chiesa, che sarebbe stata consacrata il mese seguente, come si ricava dalle ricerche d'archivio di Eduardo Nappi( 'La chiesa delle anime del purgatorio nei sec. XVII-XVIII in 'Ricerche sul Seicento napoletano 1996-'97', Napoli 1998), le quali hanno consentito il ritrovamento dei pagamenti,tra cui una 'nota di danari avuti da alcune persone devote per il quadro dell'altare maggiore'. Sappiamo in tal modo che il pittore ricevette un compenso di 475 ducati tra il 1638 ed il 1642.
Il soggetto rappresentato riassume in sè le finalità precipue della congregazione tra le numerose sorte a Napoli in età controriformata; di grande interesse è la lettura formale del dipinto, manifesto della forte ripresa dei temi naturalistici della pittura napoletana nel quarto decennio del secolo.
La pala presenta, infatti, un'evidente influenza caravaggesca, nonostante siano trascorsi quasi trent'anni dalla morte del grande maestro. L'angelo compassionevole sulla sinistra che accoglie un peccatore a cui supplichevoli tendono le braccia le anime purganti, evoca l'angelo del 'Martirio di San Matteo' in San Luigi dei Francesi a Roma, dipinto nell'anno 1600, sul quale Stanzione ebbe la possibilità di formarsi nel corso dei lunghi periodi di permanenza romana, a partire dal 1607 e dove fu doppiamente insignito del titolo di Cavaliere.
E dalle Opere di Misericordia del vicino Pio Monte della Misericordia, sembrano pervenire la Madonna col Bambino in braccio, il “gorgo di vuoto lievemente eccentrico” che sfonda la scena, lo sbattimento di ali degli angeli sospesi o immersi nelle fiamme nel tentativo di salvare le anime, a conferma che il pittore, del rinnovamento caravaggesco, dette la più infedele, personale e napoletana delle interpretazioni, come segnalò già Raffaele Causa nel 1958. A quel tempo l’artista aveva conquistato notorietà in tutta Europa assorbendo l’articolata cultura maturata accanto ad Artemisia Gentileschi, collaborando alle “Storie del Battista”, oggi al Museo del Prado di Madrid e alle tele del Duomo di Pozzuoli ed in particolar modo, nel grande cantiere-scuola della Certosa di San Martino, inegugliabile repertorio della cultura figurativa locale e straniera, dove lavorò a partire dal 1630 e dove potè meditare sul linguaggio naturalistico dei pittori caravaggeschi della seconda generazione, accanto a Ribera che nel 1638 dava inizio alla serie dei '12 Profeti' nelle semilunette della navata della chiesa, splendida galleria di ritratti di intenso naturalismo, e ritratti veri paiono essere quelli del peccatore a mani giunte, che implora di essere salvato e dell'anima purgante che si eleva redenta sulla destra.

 

* Della Sovrintendenza per i Beni artistici e storici di Napoli e provincia, direttore dei lavori di restauro
* tratto dal libro ' Passaggio a Purgatorio ad Arco', a cura di Patrizia Giordano, Altrastampa, Napoli maggio 2001