Porta San Gennaro

di Patrizia Giordano

Pensare che nessuno ci sperava più, si credeva irrimediabilmente perduto da oltre cento anni, coperto da una coltre compatta che aveva oscurato ogni segno di pittura. Allora? Si è dovuto lavorare di bisturi ed olio di gomito per verificare se di quel capolavoro racchiuso a Porta San Gennaro fosse rimasto qualcosa. L'unico superstite a Napoli delle sette porte che Mattia Preti, il cavalier calabrese, aveva dipinto per ringraziare la Vergine e santi della fine della peste del 1656 : Porta del Carmine, Nolana, Capuana, di Costantinopoli, Reale e di Chiaia e appunto quella di San Gennaro, antico ingresso alla città vecchia, che passa quasi inosservato in un anfratto di Piazza Cavour ( l'antico Largo delle Pigne); mura cadenti o infradiciate da smog ed umidità, tra insegne di bar e pizzerie ed un vistoso esercizio di pompe funebri.

La gente vede e corre via. Già venti anni dopo la sua esecuzione (1657-58), la grande opera del pittore aveva avuto qualche problema per un terremoto che aveva investito la città e alla metà del Settecento alcune parti erano seriamente compromesse.
Alla fine dell’Ottocento, arriva il colpo di grazia: nel tentativo di restaurarlo viene coperto da un composto proteico di albume d’uovo e siero di latte che combinandosi con smog e quanto altro sembrava indistruttibile. Ma poco più di dieci anni fa l'Associazione tenta e decide di sponsorizzarne il recupero in collaborazione con la Sovrintendenza per i Beni Architettonici ed il Paesaggio, affidando i lavori all’equipe del toscano Claudio Tenerelli, il quale assieme ai due chimici Luca Pinto e Ciro Piccioli, compie il miracolo. Ed ecco che nell’ottobre del 1997 tornano alla luce le figure come le aveva descritte alla metà del Settecento Bernardo De Dominci in un affresco alto circa 8 metri per 4 sul cui basamento è posta centralmente una statuetta di San Gennaro risalente alla stessa epoca con alle spalle una piccola figura scultorea di San Michele Arcangelo, opera di un ignoto scultore del tempo. Scrive il De Dominicis:     " nella parte superiore compare l’Immacolata Concezione in mezzo ad una gloria di angeli col Bambino in braccio, dall’un dei lati è San Gennaro, a mano dritta San Francesco Saverio e a mano sinistra Santa Rosalia… nella parte in basso egli espresse la peste in una gran figurona di donna nuda tutta impiagata con cenci in testa, seduta sopra alcuni scalini in un canto del quadro, la qual si morde con rabbiosi denti le mani”. La storia straordinaria dell’affresco - l'unico esterno, superstite delle 7 porte di Napoli su cui il pittore calabrese mise mano, commissionatogli dagli Eletti dei seggi cittadini in cambio della libertà ( il pittore aveva ferito in una rissa a Roma un suo emulo cercando poi rifugio a Napoli dove pochi mesi prima era scoppiata la terribile pestilenza) - è anche la storia di un rapporto concreto di collaborazione del nostro Sodalizio con le Istituzioni nel tentativo di difendere le opere d’arte cittadine. Nell’ambito del progetto di restauro viene a sorpresa ripristinata anche la facciata interna della Porta dove è posta la statua di San Gaetano, voluta all’epoca dai Teatini; intervento finanziato in parte dalla stessa Associazione, la Sovrintendenza ed il contributo della II Municipalità San Lorenzo-Vicaria. Cento anni ci sono voluti per riportare questo capolavoro alla luce e vincere sull’incredulità e poco meno di undici per vederselo un’altra volta divorato dallo smog, il guano dei colombi, dalle crepe di umidità, nella sciatteria generale. A chi tocca la manutenzione ordinaria? E chi lo sa, la cultura in proposito manca del tutto in città come nelle stanze del Palazzo, nel continuo rimpallarsi le competenze. E pensare che circa venticinque anni fa, dinanzi a questa pregevole composizione artistica, un altro innamorato di Napoli aveva lanciato il suo grido di allarme alle Istituzioni :   " un occhio acuto vi potrà scorgere sul fronte della fabbrica soprastante l'arco, zone di colore e parvenza di forme tra le varie incrostazioni di polvere solidificata. Un opportuno raggio di restauro potreve effettuarsi; si scoprirebbe così l'intero affresco del Preti e lo si potrebbe restituire all'ammirazione dei turisti e perchè no, anche dei napoletani che ancora amano e difendono la loro citta".