Porta San Gennaro

Pensare che nessuno ci sperava più, si credeva irrimediabilmente perduto da oltre cento anni, coperto da una coltre compatta che aveva oscurato ogni segno di pittura. Allora? Si è dovuto lavorare di bisturi ed olio di gomito per verificare se di quel capolavoro racchiuso a Porta San Gennaro fosse rimasto qualcosa. L'unico superstite a Napoli delle sette porte che Mattia Preti, il cavalier calabrese, aveva dipinto per ringraziare la Vergine e santi della fine della peste del 1656 : Porta del Carmine, Nolana, Capuana, di Costantinopoli, Reale e di Chiaia e appunto quella di San Gennaro, antico ingresso alla città vecchia, che passa quasi inosservato in un anfratto di Piazza Cavour; mura cadenti o infradiciate da smog ed umidità, tra insegne di bar e pizzerie ed un vistoso esercizio di pompe funebri.

La gente vede e corre via. Già venti anni dopo la sua esecuzione (1657-58), la grande opera del pittore aveva avuto qualche problema per un terremoto che aveva investito la città e alla metà del Settecento alcune parti erano seriamente compromesse.
Alla fine dell’Ottocento, arriva il colpo di grazia: nel tentativo di restaurarlo viene coperto da un composto proteico di albume d’uovo e siero di latte che combinandosi con smog e quanto altro sembrava indistruttibile. Ma poco più di dieci anni la nostra Associazione tenta e decide di sponsorizzarne il recupero in collaborazione con la Sovrintendenza per i Beni Architettonici ed il Paesaggio, affidando i lavori all’equipe del toscano Claudio Tenerelli, il quale assieme ai due chimici Luca Pinto e Ciro Piccioli, compie il miracolo. Ed ecco che nell’ottobre del 1997 tornano alla luce le figure come le aveva descritte alla metà del Settecento Bernardo De Dominci : “ nella parte superiore l’Immacolata Concezione in mezzo ad una gloria di angeli col Bambino in braccio, dall’un dei lati è San Gennaro e dall’atro San Francesco Saverio… nella parte in basso egli espresse la peste in una gran figurona di donna nuda tutta impiagata con cenci in testa, seduta sopra alcuni scalini in un canto del quadro da qual si morde con rabbiosi denti”. La storia straordinaria dell’affresco - commissionato al Preti dagli Eletti della città in cambio della libertà ( il pittore aveva ferito in una rissa un suo emulo) - è anche la storia di un rapporto concreto di collaborazione del nostro Sodalizio con le Istituzioni nel tentativo di difendere le opere d’arte cittadine. Nell’ambito del progetto di restauro viene a sorpresa ripristinata anche la facciata interna della Porta dove è posta la statua di San Gaetano, voluta all’epoca dai Teatini; intervento finanziato in parte dalla stessa Associazione, la Sovrintendenza ed il contributo della II Municipalità San Lorenzo-Vicaria. Cento anni ci sono voluti per riportare questo capolavoro alla luce e vincere sull’incredulità e poco meno di undici per vederselo un’altra volta divorato dallo smog, il guano dei colombi, dalle crepe di umidità, nella sciatteria generale. A chi tocca la manutenzione ordinaria? E chi lo sa, la cultura in proposito manca del tutto in città come nelle stanze del Palazzo, nel continuo rimpallarsi le competenze. Due anni fa l’ennesimo schiaffo alla bellezza: per lavori di ripristino del manto stradale, viene versata senza ritegno una bella colata di bitume, cioè catrame, con tanto di macchia nera che si estende nel piccolo tratto di Via Foria antistante l’antica Porta. Altro segno dell’inciviltà, della dimenticanza, un’altra offesa al nostro patrimonio monumentale che per molti cittadini non è solo imbarazzante ma addirittura insostenibile, tanto da non ammettere più alibi.