Laddove, al contrario, ogni operazione di salvaguardia e di abbellimento rimanda di fatto alla comunità intera, nonché allo stesso gruppo, la migliore e più propositiva immagine di sé. Viene fuori anche un’idea di cittadinanza spesso definita “militante”, per intendere quel vivere la propria condizione di “civis”, di cittadino, in modo non casuale, bensì con una carica di intenzionalità e partecipazione, capace di ridurre quello scarto esistente tra la città da vedere e quella da vivere, che in fondo è anche il nostro modo “di essere di casa” e di conseguenza l’impegno che ciascuno di noi è chiamato a fare. Ecco perché molti di noi napoletani negli ultimi anni hanno deciso di “fare” da soli, mettendosi al servizio della città, proprio sul terreno dei beni storico-artistici. Un esempio è il nostro impegno quasi decennale svolto a favore della chiesa di Santa Maria del Purgatorio ad Arco, di proprietà dell’omonima Opera pia, meglio nota come la chiesa de ‘e cape muorte, per via di un paio di teschi di bronzo con femori incrociati, che sormontano le quattro colonnine in piperno antistanti la scala di accesso e che la gente continua a lisciare, accarezzare, riempire di fiori, in segno di devozione e superstizione, accanto a cumuli di spazzatura e rigagnoli di acqua fetida.
Nell’ottobre 1993, dopo anni di chiusura al pubblico – a causa dei lavori di restauro dopo il sisma dell’Ottanta - il sito venne affidato al gruppo di Incontri Napoletani, nel tentativo di riportalo al suo splendore originario e re-inserilo nel circuito turistico lungo il decumano maggiore, corrispondente all’attuale Via Tribunali. Lo consideriamo ancora un atto di fiducia della Sovrintendenza per i Beni Artistici e Storici di Napoli e provincia diretta dal prof. Nicola Spinosa, a chi aveva voglia di rapportarsi in qualche modo al territorio. Del resto erano gli anni in cui la città si andava discoprendo e valorizzando con le prime edizioni di “Monumenti Porte aperte” promosse da Comune e Regione. Germina da qui il volontariato associativo che penetra subito nel sentimento di ciascuno di noi e che non si etichetta solo ed unicamente come una delle tante iniziative del gruppo, piuttosto diventa una caratteristica costante per la difesa dell’opere d’arte e la loro ri-valutazione. Ancora oggi (sia pur illusoriamente) siamo convinti che un monumento qualunque esso sia, se curato con passione, se propriamente utilizzato, se gestito con accuratezza, può provvedere a se stesso ed avviare un indotto ( economico-culturale) di cui finiscono con il beneficiare tutti coloro che attorno al monumento vivono e lavorano. Attraverso 25 volontarie che si alternavano settimanalmente, la chiesa - progettata dall’architetto Cosimo Fanzago e decorata magistralmente nell’abside e nell’altare maggiore, dal suo allievo Dionisio Lazzari - viene tenuta aperta ogni domenica ed ogni primo lunedì del mese; si ritorna persino alle celebrazioni mensili in suffragio dei defunti, “arruolando” due volenterosi sacerdoti. Responsabilità ed impegno, un binomio dinanzi al quale nessuno di Incontri Napoletani si è mai tirato indietro, facendosi carico pure di alcune spese di gestione e mantenimento. Oltre alle visite guidate alla chiesa ed ipogeo, dove persiste il culto dei defunti, l’ottima acustica del sito permette al sodalizio di organizzare concerti serali, manifestazioni che attirano amici, visitatori, turisti, rivalutando così un luogo dalla storia secolare, in una zona, quella di Purgatorio ad Arco, che giace tuttora in un deplorevole ed ingiusto oscuramento. Il monumento affidatole recupera la sua funzione: non solo luogo di culto, esempio di arte delle più pregevoli, ma anche posto di incontro, occasione di cultura. Un impegno che sottende fra l’altro anche la volontà di molti nel “rimettere in movimento quell’universo simbolico” legato alla propria mediterraneità e che il sodalizio concretizza - attraverso l’autofinanziamento e la raccolta delle offerte domenicali in chiesa - nel restauro di buona parte dell’apparato pittorico. Sono straordinari gioielli dell’arte barocca ( quali i dipinti di Massimo Stanzione, Andrea Vaccaro, Luca Giordano, Giacomo Farelli, Girolamo De Magistro) che assieme al ripristino di alcuni preziosi esemplari di paramenti sacri del ‘700-‘800 napoletano (piviali, pianete e casule, oggi esposti negli ambienti del Museo dell’Opera, allestito nella sacrestia), scandiscono il percorso dei nove anni di volontariato all’interno della chiesa. All’inizio del 2002, l’impegno di Incontri Napoletani termina, Purgatorio ad Arco ha ripreso ormai l’aura di un tempo, rispolverati persino i fini di istituto per cui l’ente era sorto nel 1606 ( messe in suffragio dei defunti ed opere di carità). Oggi il pio luogo trasformato nel 2003 in un’associazione onlus, è un coarcevo di happening culturali, attività, programmi e visite illustrate in tandem con enti e altri gruppi associativi.
Sul piano della beneficenza ed assistenza, nei locali dove c’era all’inizio del secolo scorso un istituto per la rigenerazione fisica (che vide come medico impegnato, il santo Giuseppe Moscati), è stato allestito un poliambulatorio per i poveri del quartiere, situato al secondo piano degli uffici amministrativi. Mentre nelle sale al terzo piano si trova la sede operativa dell’associazione Amici degli Archivi onlus, sorta nel 2000 e presieduta da Giulio Raimondi, ex sovrintendente archivistico per la Campania. Ci piace ricordare che l’obiettivo di questo sodalizio è quello di conservare e valorizzare i beni culturali campani e italiani, con particolare attenzione al patrimonio archivistico. Fascicoli, pratiche, pergamene, miscellanee, preziose cinquecentine e secentine, libri di conti, un vasto repertorio di materiali musicali inerenti soprattutto le messe cantate, alcune pandette con il simbolo “acquerellato” di un teschio e due ossa incrociate. Un nucleo documentario di oltre 2.500 pezzi, rimasto pressoché integro, arricchitosi in seguito di numerose altre acquisizioni, per un totale di circa 12 mila volumi che possono essere consultati liberamente da studiosi ed appassionati e nei quali si possono ritrovare tutte le varie ‘anime’ del Purgatorio, ricostruire i vari aspetti politici, culturali, religiosi, presenti nella vita dell’istituzione, ma anche, e soprattutto, i personaggi, i componenti del Governo, i Benefattori laici ed ecclesiastici, le Benefattrici, ‘le donzelle maritate’, i poveri ed i malati assistiti. Tutti coloro cioè che, avendo partecipato alla vita della Congrega, rendono oggi possibile la ricostruzione di molte vicende della storia di Napoli.
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