L’affresco è del primo Trecento e completa una precedente operosità dell’artista toscano disceso nella capitale del regno angioino a diffondere la pittura moderna di Assisi e di Roma dove conobbe le opere giovanili di Cimabue, di Giotto e Pietro Cavallini. E’ provato che Montano d’Arezzo lavorò moltissimo a Napoli, prima nella Cappella Minutolo nel Duomo, poi in Castelnuovo. Di lui restano nel transetto destro della Basilica di San Lorenzo Maggiore, una “Natività” e una “Morte della Vergine”, in cui l’artista esprime una conoscenza molto approfondita degli affreschi proto-giotteschi. I lavori di restauro promossi e finanziati da Incontri Napoletani ed eseguiti dal toscano Claudio Tenerelli con la supervisione di Roberto Middione, della Sovrintendenza per i Beni Artistici e Storici , hanno permesso inoltre di riscoprire la figuretta inginocchiata a sinistra – verosimilmente, il primo ritratto di San Ludovico da Tolosa, non ancora canonizzato e primogenito di re Carlo II - e lo stemma angioino a destra.
Ricomposta anche l’immagine originaria della Madre e del Figlio nella sua totale bellezza ed il prezioso fondo quadrettato (imitante antichi tessuti) con tracce dell’incorniciatura a rombi e cerchietti policromi.
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