“San Michele Arcangelo abbatte il demonio” di Girolamo De Magistro

di Gemma Cautela*

Eseguito nel corso del 1994, il restauro del San Michele Arcangelo posto nella prima cappella asinistra della chiesa di Purgatorio ad Arco, ha permesso di assegnare il dipinto al poco noto pittore Girolamo De Magistro, del quale è stata ritrovata la firma nascosta da pesanti ridipinture ed occultata dalla cornice spessa. Questa scoperta ha consentito non solo di correggere la tradizionale attribuzione, trasmessa dal galante, ad Annella De Rosa, sorella di Pacecco e figliastra di Filippo Vitale, ma anche e sopratutto di aggiungere una seconda opera certa all'esiguo catalogo del pittore,

il quale non risulta mai citato dalle fonti storiografiche. Nel 1957, il nome di De magistro fu reso noto per la prima volta dal compianto Raffaele Causa, che lesse la sua firma sulla 'Santa Lucia' che si conserva nel transetto di sinistra della Chiesa di Santa Maria alla Sanità, opera precedentemente attribuita a Massimo Stanzione dal Dalbono e a Bernardo Cavallino dall'Ortolani. Raffaele Causa inserì il pittore nell'ambito di Pacecco de Rosa e di Filippo Vitale, ponendo in evidenza la necessità di ricercare e di ricostruire personalità di cui si è perso anche il nome. Significativo è il ritrovamento di diversi documenti da parte dell'archivista e studioso Eduardo Nappi sulla chiesa di Purgatorio ad Arco( in La chiesa delle Anime del Purgatorio nei sec. XVII-XVIII, in 'Ricerche sul '600 napoletano', Napoli 1987 e in 'Catalogo delle pubblicazioni edite dal 1883-1990 riguardanti le opere di architetti, pittori, scultori, marmorai etc. pagate tramite antichi banchi pubblici napoletani, in ' Ricerche sul '600 napoletano', Milano 1992). Il primo significativo ritrovamento riguarda un 'processetto matrimoniale' del 1654, che ci consente di risalire all'anno di nascita del pittore De Magistro, il 1612, e di apprendere anche il suo verno nome, Geronimo Dello Mastro, latinizzato secondo i costumi dell'epoca; gli altri documenti si riferiscono in particolare all'esecuzione di due dipinti per il Purgatorio ad Arco, pagati 50 ducati nel 1650, il 'San Michele Arcangelo' appunto ed una ' Madonna con il Crocifisso' di cui si è persa traccia. nell'ambito culturale classicista d'estrazione bolognese e romana del maturo Pacecco De Rosa, di cui forse il De Magistro fu allievo, va inserito il dipinto raffigurante San Michele per i tono cromatici lucenti e per l'astratta tipizzazione, per la cura del dettaglio elegante della fveste luminosa e serica e per gli atteggiamenti di grazia manierata di reniana memoria. E proprio ad una nota opera di Guido Reni, il San Michele Arcangelo, dipinto su seta per la chiesa dei Padri Cappuccini di Santa Maria della Concezione a Roma nel 1635, pare ispirarsi il De Magistro, dipinto che potè conoscere senza muoversi da Napoli, perchè ne fu ricavata una incisione dal De Rossi fin dal 1636. Le operazioni di restauro sponsorizzate da Incontri Napoletani ed eseguite dalla ditta di Paola Fiore e di Salvatore Borrelli e Maria Grazia Carotenuto, hanno svelato al di sotto di una densa patina bruna, fatta di polveri, grassi, vernici ingiallite, particolari illeggibili, quali la coda e le mani artigliate del demonio ed i brani di cielo di un bel azzurro intenso.

 

* funzionaria della Soprintendenza per i B.A.S., direttrice lavori di restauro

tratto da ' Passaggio a Purgatorio ad Arco', a cura di Patrizia Giordano, Altrastampa, Napoli, maggio 2001