“Sant’Anna e l’Eterno padre” di Giacomo Farelli

di Gemma Cautela*

Giacomo Farelli, di origini romane, si trasferì presto a Napoli e nel 1644 entrò nella bottega di Andrea Vaccaro dove si esercitò 'nel disegnare continuamente le buone stampe e i modelli ed il nudo', come racconta il De Dominici nella biografia dedicata al pittore, 'e tanto bene nel principio che imitò il maestro, che alcune mezze figure dipinte in quel tempo da Giacomo, sembrano di Andrea'.
Dopo una prima adesione non marginale alla pittura naturalistica, con particolare attenzione ai modi di Stanzione, di Vitale e di Francanzano, gli interessi del Farelli si orientarono verso il classicismo bolognese, sopratutto verso le opere napoletane di Guido Reni, di Domenichino e di Lanfranco, dai quali trasse incentivi a praticare l'esercizio del disegno copiando modelli antichi e studiando anatomie.

Angeli atletici e scorci audaci, elementi caratterizzanti della sua maniera, ci riconducono alla cosidetta 'Accademia di Notomia' in cui si studiavano i grandi maestri del passato, fondata dal pittore Francesco Di Maria, fiero oppositore, in nome del Domenichino, della pittura barocca di Luca Giordano.
Eppure Farelli sarà non poco influenzato dalla 'bella vaghezza' dei colori di Luca' come spiega lo stesso De Dominici, a cominciare dalla pala dell'altare maggiore nella chiesa di Santa Brigida a Napoli, del 1655: 'Indi dando più vaghezza alle tinte, per maggiormente fare apparir preziose le sue pitture, cominciò ad operare anche alle carnagioni l'oltramarino, col quale diede nobiltà alla sua nuova maniera, usando tinte dolci e piene di morbidezza'.
E nel riferirci del dipinto della chiesa delle Anime del Purgatorio ad Arco, opera documentata al 1670 '....sopra il quadro di Massimo, dipinse Giacomo la Santa( Anna)..che offerisce la verginella Maria all'Eterno Padre, che apparisce di sopra, dandole la benedizione; e tutta quest'opera è accordata con panni celesti di finissimo oltramarino che rende molta vaghezza all'occhio de'riguardanti'. La pulitura del dipinto, sponsorizzata da Incontri Napoletani ed eseguita dalla ditta Salvatore Borelli e Maria Grazia Carotenuto, che appariva particolarmente sporco ed alterato da vernici ossidate, ha consentito grazie anche alla lettura ravvicinata (visto che il dipinto è posto nella cona dell'altare maggiore della chiesa ndr), di poter cogliere le qualità pittoriche e disegnative del Farelli, il quale schiarisce la tavolozza, adopera il pennello come una matita per tratteggiare le ombre sotto il braccio dell'elegante figura angelica di matrice neo-cinquecentesca, tratta da modelli romani michelangioneschi, e ne realizza l'ala sfioccando il colore mirabilmente.
Farelli disegna con grasse pennellate la testa dell'Eterno Padre, ripreso ribaltandolo dal modello di Lanfranco affrescato nella volta della chiesa della Certosa di San Martino, ma compone la scena classicamente, memore della 'Sant'Anna' che offre la vergine all'Eterno e a San Tommaso' di Andrea Vaccaro, presente alla Pietà dei Turchini.
Artista ancora oggi poco conosciuto ed indagato, Giacomo Farelli fu pittore molto stimato dai contemporanei ed insignito del titolo di Cavaliere dell'Ordine di San Giovanni di Malta.
Ricevette importanti commissioni religiose e pubbliche anche oltre i confini della città di Napoli, in Abruzzo ed in Toscana, e molte sue opere compaiono negli inventari delle antiche collezioni private napoletane, perchè seppe accogliere e filtrare gli aspetti moderni della pittura di Mattia Preti e di Luca Giordano per 'volgerli a soluzioni di ragionato contemperamento tra passato e presente e di accorto dosaggio dell'antico col nuovo' come ebbe a scrivere Nicola Spinosa in ' La pittura del Seicento nell'Italia meridionale ( in ' La pittura in Italia, Il Seicento, tomo I)

 

 

* funzioraria Soprintendenza per i B.A.S. di Napoli e provincia e direttore dei lavori di restauro

tratto dal libro ' Passaggio a Purgatorio ad Arco', a cura di Patrizia Giordano, versione italiano-inglese, Altrastampa, Napoli, maggio 2001