«Non posso narrare la mia vita. Non posso narrare la mia infanzia». Così Enzo Moscato il noto drammaturgo mette le mani avanti, nella maniera più efficace. E a scanso d’ogni equivoco, aggiunge: «Perciò, in questi “Anni Piccoli”, non si racconta nulla per intero. Anzi, meglio: non si racconta propriamente nulla affatto!». Ma allora, che cos’è questo libro (Guida), dichiaratamente destinato a rievocare l’infanzia e la prima adolescenza di Moscato sulla traccia di suoi antichi quaderni e fogli e appunti sparsi? In breve si tratta di un excursus che si colloca nel contesto socio-culturale. Il tutto richiama la figura di Partenope: nome che non a caso significava, presso i greci, «occhio di vergine». L’occhio come sinonimo del sapere, a partire dai Veda indiani, e la verginità come sinonimo di uno sguardo separato da qualsiasi tentazione di lanciare messaggi. Per dirla con parole più semplici e dirette, queste pagine sono esattamente ciò che è Enzo Moscato, al di là di qualsiasi mediazione intellettualistica. Bisogna riandare, insomma, a ciò che è il suo teatro. Gli anni piccoli contengono numerose tematiche dell’adolescenza napoletana del drammaturgo associate ad altrettante matrici musicali e a scene sonore, popolate da interpreti storici. L’opera( pagg.112) è anche un testo da ascoltare. In disparte. Magari in silenzio. Per poterne meglio assorbire la struttura e i sussulti sonori.
Attore, autore e regista, Moscato è tra i capofila della nuova drammaturgia napoletana con un teatro scritto e interpretato in forme coraggiosamente inconsuete; è considerato l’ interprete di un nuovo teatro di poesia, che riconosce i suoi ascendenti non solo nei grandi autori e compositori napoletani, ma in Artaud, in Genet, nei poeti maledetti di fine secolo, in Pasolini; una lingua arcaica e modernissima, un plurilinguismo tutto suo che lo hanno imposto all’ attenzione della critica e del pubblico non soltanto italiani, costellando un percorso artistico tra i più originali e anomali del panorama teatrale italiano, fitto di numerosi e prestigiosi premi o riconoscimenti legati al settore. Solo per citarne qualcuno: Premio Riccione per il Teatro 1985, Premio IDI 1988, Premio UBU per il Teatro 1988 e 1994, Premio della Critica 1991, Biglietto d’Oro AGIS 1991, Premio Internazionale di Radiofonia del Festival di Ostankino (Russia) 1994, Premio Annibale Ruccello e Premio Viviani 2002, Premio Franco Carmelo Greco 2004, Premio Pulcinellamente 2008, Premio Benevento Città Spettacolo 2009
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