Donne, uomini, vecchi, bambini, sono tutti belli quelli ritratti da Paola Pisano nel loro rituale quotidiano. Dico tutti, nessuno escluso, qualunque sia la loro età. E’ mai possibile? Certo, perché la Pisano nel suo libro  “ Images - Il fiume della vita” ha eseguito un interessante reportage.., non un lavoro di una fotografa in studio. Non lo è neppure, è laureata in antropologia. Ha colto sempre dal vero e istintivamente quello che le capitava sott’occhio negli angoli più disparati del mondo, dal Nepal all'India al Perù. Paesaggi e persone, secondo un processo stilistico personale e con il massimo di naturalezza.

Ha fotografato quello che c’era... Attimi colti di sorpresa. E quello che c’era, quello che le vie del terzo mondo offrivano, di quel vecchio mondo su cui grava come in un film tutta la fatica della specie umana per sopravvivere e che noi occidentali.. continuiamo a ignorare, sono anatomie umane che conservano quel qualcosa di bello che a Marinetti sembrava semplicemente ..sublime.

Un racconto per immagini senza bisogno di parola che si presta solo alla riflessione con la luce che dà a questi volti tutto il suo appoggio, tutto quello che c'era da dare. Un monito per essere compreso e farci comprendere, un “diario di viaggio” edito da Arte Tipografica che fornisce  a chi guarda ‘l’aura’ sociale e geografica non inghiottita dall’obiettivo di Paola, cioè glii usi, i costumi, le tradizioni di quelle stesse persone ritratte in foto e che la Pisano presenterà giovedì 18 ottobre 2012 in una serata veramente speciale nella sede del “Megaride club” in via S. Lucia 110. Assieme all’autrice, coloro che hanno creduto in questa impresa editoriale:  il critico Francesco D’Episcopo, il giornalista Ermanno Corsi, l'antropologo Alberto Baldi e tanti altri con cui Paola festeggerà il suo esordio letterario. A conclusione un light buffet.

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Ultimo appuntamento della rassegna "Interviste d'autore" a cura di Maria Rosaria Vado presso l'associazione Hde in piazzetta Nilo a Napoli. Martedì 12 giugno, alle 18, Marco Lombardi intervista Angelo Petrella sul suo ultimo romanzo 'Le api randage' (Garzanti, maggio 2012). Un ritmo da thriller e una trama da affresco sociale disegnano i fasti e il lusso, il tracollo e la disgregazione di una famiglia di industriali napoletani negli anni più turbolenti della recente storia d'Italia.

Siamo nella Napoli del 1992. Raul Aragona è un magnate del cemento e dell’edilizia, amico di potenti banchieri e uomo di punta della Democrazia Cristiana. Vive nella splendida villa di Posillipo circondato dalla sua famiglia e sta per concludere la scalata finanziaria più rischiosa della storia industriale italiana. Ma il momento non è dei migliori per la sua Aragona Invest: siamo nell’epoca dello scandalo di Tangentopoli, la politica traballa, le inchieste giudiziarie avanzano e Raul è alla disperata ricerca di un erede, prima che il cancro lo uccida. Suo figlio Manuel è uno sfaccendato dedito all’alcol e perso nell’amore incestuoso per la sua terza moglie. Il figliastro Matteo Malatesta, unico possibile erede, coltiva invece il sogno di una carriera in polizia; ed è proprio nell’ambito di un’indagine sulla corruzione che si imbatterà nei “luoghi oscuri” dell’Aragona Invest, scoprendone i fantasmi del passato: usura, riciclaggio, affari sporchi con la camorra... Matteo in realtà ignora di essere manipolato da Lorenzo Messina, braccio destro e “faccendiere” del suo patrigno, che da anni tesse in silenzio la sua oscura trama: far crollare la famiglia Aragona e impadronirsi del loro impero...
Con un ritmo da thriller e una trama da far invidia ai migliori serial tv americani, con realismo e un’accurata ricostruzione storica, Le api randage è un grande romanzo sui padri e i figli. Ma è anche l’intenso affresco di un’Italia arrogante e tragica, dove si è disposti a sacrificare ogni valore in nome del potere e della ricchezza. Affetti, amicizie, dignità: perfino la famiglia, ultimo pilastro della coesione sociale, sembra vacillare sotto i colpi dell’ambizione.
Ed è per questo che, strizzando un occhio a Lost e un altro a Shakespeare, i personaggi si muovono come “api randage”: decisi a inseguire fino in fondo il destino individuale, ma allo stesso tempo consapevoli che, fuori dal proprio sciame, non c’è che ad attenderli la morte.

Nato a Napoli nel '78, Angelo Petrella è vissuto tra Roma, Firenze e Parigi. Laureato in Lettere Moderne con un dottorato in Letteratura Italiana, collabora oggi con l’università di Roma Tor Vergata. Ha pubblicato saggi in riviste e antologie, curando tra l’altro il volume "La poesia del Gruppo 93" (Zona, 2010). Suoi i romanzi "Cane rabbioso" (Meridiano zero, 2006), "Nazi Paradise "(Meridiano zero, 2007) e   " La città perfetta" (Garzanti, 2008), tradotti in Francia e Germania. Come sceneggiatore ha firmato diversi soggetti per la televisione e il cinema, lavorando tra l’altro alla fiction "La nuova squadra" (Raitre, prodotta da Grundy Italia). Collabora con il quotidiano "Il Mattino" e con il settimanale "Vanity Fair".

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info: associazione culturale Hde
piazzetta del Nilo 7 - Napoli
0815523005
www.hdestudio.com

 

La penna agile ed ironica della giovane Federica Arfè in ' Doroteo il limone senza neo', una fiaba  moderna e divertente, per credere ancora nel potere rigenerante dell’amore,  nelle sue più ampie manifestazioni, che consentono di accettare non solo le diversità ma sopratutto le proprie fragilità e paure, i propri limiti.
 
Il libro edito dalla Homo Scrivens sarà presentato giovedì 31 maggio 2012 alle ore 17 nell'Antisala dei Baroni del Maschio Angioino di Napoli. Insieme all'autrice intervengono Bruno Cantalamessa, Armida Parisi e Aldo Putignano. Letture a cura di Alessandra Arfè.

Protagonisti del romanzo naturalmente i limoni amalfitani: precisamente, Doroteo il limone senza neo, i suoi genitori Soleandro Mac Color e Apollonia Selvatica nonchè una girandola di amici e parenti limoneschi capaci di farci appassionare pagina dopo pagina a vicende profondamente umane.

Doroteo Mac Color è un giovanissimo limone pieno di belle speranze, ma con un unico neo: a differenza degli altri limoni, vanta una buccia chiarissima e perfetta, niente a che vedere con quella nerboruta e scura dei suoi co-limoni. A casa nessuno sembra badare al suo disagio. La mamma Apollonia vive in maniera malinconica la sua maternità, e il papà Soleandro non è in grado di capire i problemi che affliggono moglie e figlio.

Sullo sfondo della bella costa amalfitana e dei più famosi brani di John Lemon e degli Yellow Floyd, tutto un cesto di limoni variopinti agroaddolcirà le duecentoventiquattro pagine del libro: Caramella, limonessa amalfitano-brasiliana-irlandese, troverà le parole giuste per ammorbidire figlio, nuora e nipote; un limone saggio ma un po’ immaturo, Ciccio, dovrà invece accettare i suoi limiti per risanare l’amicizia con Soleandro; un agrume in sovrappeso, Augusto, potrà finalmente svelare al mondo la sua passione culinaria e infine Gerry, tassista romanesco appassionato di musica e motori, conoscerà l’amore nel breve lasso di un terzo di stagione.

Una bella favola insomma, sui valori importanti della vita: l'amore, la famiglia, l'amicizia. Al libro è abbinato il Lemon Game a cui è possibile partecipare iscrivendosi alla pagina facebook “Doroteo il limone senza neo” cliccando semplicemente “ mi piace”!

 titolo: 'Doroteo il limone senza neo' di Federica Arfè ( Homo Scrivens)

quando: giovedì 31 maggio 2012, ore 17

dove: Antisala dei Baroni - Maschio Angioino Napoli

 

di Rosetta Rossi Lando

Una donna, una vita. La forza di combattere che solo le donne hanno, poi, all'orizzonte, ecco qualcosa di più alto, un amore più grande, che va oltre le umane, piccole cose. Questo e molto di più nel romanzo    “ Il colore dei ricordi”,  edito da Graus nella nuova collana Le Erinni e presentato nei giorni scorsi nell’accogliente sala del Pan da Incontri Napoletani con la collaborazione della stessa casa editrice e la sezione napoletana Fidapa.  Ancora una volta il sodalizio sceglie un libro dalle considerazioni e riflessioni d’intensa  attualità. A moderare l’incontro, la storica dell’arte Mimma Sardella che ha rilevato come il piacere della lettura si realizzi in queste pagine coinvolgenti e scorrevoli grazie alla capacità dell’autrice -  giornalista, saggista, già docente di letteratura inglese - di affrontare situazioni e sentimenti con un linguaggio mai pedante, ma dagli intensi contenuti che s’incastrano come in un puzzle. L’immagine di copertina, un volto a trequarti, nei vari toni del grigio con sparse striature rosa, ben simboleggia la protagonista, Chiara.

Di buona famiglia borghese, educata in una scuola di monache, con aspirazioni non realizzate che ne determineranno ansie ed inquietudini, “ Chiara appare una figura avvincente, ma anche una icona e sintesi delle tante contraddizioni proprie della donna dei nostri tempi” sottolinea la critica letteraria Annella Prisco Saggiomo, a cui si deve la prefazione del libro. Non più giovanissima, ma ancora avvenente, alle soglie dei sessant’anni, per cancellare i segni del tempo, Chiara ricorre alla chirurgia estetica quasi come ad un restyling di una giovinezza disattesa, di sogni non realizzati: il desiderio di frequentare l’Accademia di Belle Arti, per la sua passione di dipingere fiori, l’ambiente maschilista e tarpante dove incontra il grande impossibile amore della sua vita, il suo maestro - il pittore francese Gilbert Marceau -  molto più grande di lei, sposato, ma che si pentirà di non aver seguito, il sentirsi poi sempre inappagata anche come moglie e come madre, ne fa una figura complessa e tormentata .

“Esempio da non seguire” depreca in proposito la giornalista Armida Parisi che approfondisce e scruta quasi spietatamente la personalità della protagonista, stigmatizzandone la prima parte della vita, biasimando il suo malcontento, il suo seppellire - come da parabola evangelica - il suo talento, il cercare la catarsi nella chirurgia estetica, per poi però trovare infine una “riconciliazione”in un incipit di dantesca  “vita nova” . ‘E la ri-scoperta di una fede che insegna che amare significa non attendere, pretendere, ma dare secondo lo spirito agostiniano. “ ’E l’incontro col Dio dei semplici, di un Dio che perdona”, aggiunge il padre vocazionista Lorenzo Montecalvo, intervenuto all’incontro conclusosi con le brevi  e significative parole dell’autrice, la quale ha escluso uno spirito autobiografico nella vicenda giovanile di Chiara, molto diversa dalla sua realtà di moglie, madre, professionista appagata, che dopo undici anni da “Maleficio Mediterraneo” vincitore del premio Domenico Rea 2002, ritorna alla narrativa con questo libro, le cui vicende e riflessioni ammoniscono noi donne a guardarci attorno e dentro. Senza esitazioni.

di Rosetta Rossi Lando 

Chi ha vissuto, nel periodo formativo dell’infanzia, gli anni della Napoli del dopoguerra, qualunque siano state le sue situazioni, i suoi luoghi, porta dentro di sè delle sensazioni, emozioni, ricordi che la frettolosa e tecnologica vita moderna non riuscirà mai a restituire. Ci vuole certo una particolare sensibilità, che si  esprime mirabilmente nel romanzo di Giovanna Mozzillo, riproposto in un suggestivo incontro al PAN, organizzato da  Incontri Napoletani, sul tema “Sortilegi di parole, musica e immagini fra le pagine di Le Alghe di Posillipo” ( edizioni La Conchiglia di Capri ) che ha entusiasmato un foltissimo e qualificato pubblico. Parole fatte vivere e palpitare dall’interpretazione intensa e vibratile di Rosaria de Cicco, che ha letto, in tempi diversi, tre momenti di queste coinvolgenti memorie.

Piacevolissimo l’intervento musicale di  Brunello Canessa, un figlio d’arte, nipote di Titina de Filippo della quale ha riproposto una poesia da lui musicata “Nun me ce trovo”, canzone del dopoguerra, scritta da Titina nel periodo tra il ritiro dalle scene e la sua scomparsa, e il celebre brano “ ‘O Guarracino”, una delle canzoni più interessanti del Settecento napoletano, definita non a caso da Croce “ una singolare fantasia, capricciosa e graziosa di un brio indiavolato”. Sullo sfondo della sala, durante tutto l’incontro, si succedevano le immagini della napoletana Manu Montella, giovane globe-trotter della fotografia contemporanea, allieva dell’americana  Jennifer Traush, direttrice dello studio fotografico 20x24 polaroid di New York che ha sedotto in passato tantissimi artisti da Andy Warhol, Tim Mantovani a Chuck Close.

Garbatissimo e abile coordinatore dell’evento, il giornalista Pasquale Esposito, col difficile compito di  gestire i tempi dei diversi interventi. Primo dei quali quello di Adriana Corrado, docente universitaria di letteratura inglese, che ha espresso tutta la sua ammirazione e la sua  “quasi invidia” per come l’autrice abbia saputo in modo personalissimo, non  letterario, non retorico, ma linguisticamente  eccellente, esprimere  i suoi ricordi del periodo di sfollamento  - tipica situazione dell’epoca bellica - a Gragnano, questo suo sentimento  per il verde del luogo e dei luoghi successivi al rientro a Napoli, il verde dei giardini, delle ville misteriose,  dei muschi e delle alghe marine, questo senso del mito, dell’attesa, di una Napoli che risorge e si ricostruisce dopo la guerra, che viene fuori, mirabilmente descritta nelle sue articolatissime e aggettivanti  descrizioni, paragonandone poi lo spirito a quello di Virginia Wolf  e di altre scrittrici inglesi.  Armida Parisi, giornalista e docente di materie letterarie, profondamente attenta alla conoscenza delle persone e delle cose, ha riferito di aver sentito parlare, per la  prima volta, di Giovanna Mozzillo, da Lea Vergine, insigne critica d’arte anche lei napoletana, che la riteneva attualmente la nostra migliore scrittrice. “ Perché la scrittura della Mozzillo, già in questo suo primo libro, è poetica, raffinata lirica, sensuale e riesce ad esprimere meravigliosamente i sentimenti di una bambina che si affaccia all’adolescenza con questo amore per la natura che crea emozioni, promesse ed attesa”. “ Tant’è che viene naturale accostarla allo spirito di Raffaele La Capria - aggiunge  Parisi - e del più recente  Erry de Luca, per i loro sentimenti, tutti partenopei, legati alla bellezza del nostro mare.” 

Visibilmente commossa, Giovanna Mozzillo ha ringraziato per questa approfondita analisi della sua opera prima, scritta a 50 anni, subito dopo la perdita della madre, figura per lei importantissima. “ Queste pagine nascono dal rimpianto che la scrittura mi ha insegnato a superare” confessa.  Una  scrittura dunque quasi  tardiva, ispirata anche ai sentimenti di Natalia  Ginzburg, che le ha dato lo  stimolo per continuare ad essere una scrittrice e non una regista, come era nei suoi giovani ideali. E che oggi risveglia amabilmente la memoria di chi a quel tempo apparteneva. 

di Patrizia Giordano

Sembra di sentire fisicamente l’odore del mare, la sua forza distruttiva, dirompente. Mare livido, color malva che invade, penetra, squarcia le pareti delle case abusive lungo la riva di Bagnara, strappa il cemento alla sabbia e trascina ogni cosa con sé sull’arenile, disegnando paesaggi surreali e scenari apocalittici. Dalla sabbia affiorano ogni tanto alienate architetture: graticci metallici, porte divelte, feticci industriali, ossa animali che paiono carbone fossile bruciato. Il degrado è dappertutto, dà un senso di inghiottimento senza scampo, di distruzione irreparabile di tutte le cose del Creato. Ma la gente tra quelle macerie prende il sole, fa il bagno, pranza, banchetta, con quel senso di fatalismo che ci accompagna da sempre nella storia. A guardar bene, non c’è niente di oggettivamente bello.

Eppure rivedendo le fotografie di Giovanni Izzo esposte in “Au bord de la mèr”, la personale che ha tenuto nel novembre scorso a Napoli presso la galleria Fiorillo Arte alla Riviera di Chiaia, la sensazione è quella di essere davanti ad uno spettacolo di grande vitalità e bellezza, in quell’alternanza dei bianchi e  neri, di luce e buio. Un reportage da dentro, spasmo espressivo dell’anima dell’autore, nato e cresciuto in Terra di Lavoro, nel casertano. Dal paese di Bagnara sino alla foce del Garigliano, risalendo con una Leika fra le mani il litorale Domizio, con il mare a tenere il timone, a fare la rotta, attraverso paesi, frazioni come Castelvolturno, Mondragone, Baia Domizia. Una ricerca fotografica e sociologica che Giovanni Izzo porta avanti da diversi anni per raccontare in immagini il volto di una terra ferita, dilapidata, sventrata da un ventennio di sfaceli e idiozie umane: abusivismo edilizio, inquinamento, emigrazione, faide di camorra.

Del resto questa è l’Africa Domitia di Miriam Makeba che venne a cantare l’ultima volta lasciando in dono ai suoi connazionali il suo gran cuore. E’ il sogno in frantumi della “riviera campana”, della “Città dell’uomo” quando il complesso di Pinetamare ed il litorale erano sino alla metà degli anni ’90 meta estiva di tanti napoletani e casertani. L’obiettivo di Izzo affonda la lama nella piaga, fotografa quello che c’è, paesaggi e anatomie umane. Rincorre le frange spumose e livide di un mare che ha perso da tempo l’innocenza ma che rimane anche dietro i graticci metallici, percezione viva, costante. Una potenzialità di riscatto. Fatta d’una sola sostanza, e quella sostanza è la luce. Un largo faro di luce che fa da inconsapevole ed onnipotente regista e resiste allo sgomento nero della distruzione.

Nativo di Grazzianise dove vive e lavora, l’autore è un pluripremiato, di recente si è affermato al Kodak European Gold Award, una sorta di Oscar della fotografia. Diplomatosi all’Accademia di Belle arti di Napoli, comincia dapprima con la pittura trovando in Caravaggio e Rembrandt i suoi maestri ispiratori, poi dopo l’incontro decisivo con Mimmo Iodice, suo professore di corso all’Accademia con il quale collabora tuttora, si dà alla fotografia, in particolare il bianco e nero. Due anni fa ha pubblicato “PromisedLand” edito da Federico Motta editore, un bellissimo book fotografico in cui sono raccolte le immagini semplici, immediate, spontanee degli immigrati di Castelvolturno, spesso lasciati nell’ombra, rappresentati nell’immaginario collettivo come clandestini, extracomunitari.  Gli scatti di Izzo ne colgono l’umanità, dignitosa e composta, ma anche i sogni, la disperazione alla ricerca di una terra promessa che non c'è all'orizzonte. Dinanzi ad un mare color malva.

Sai cos'è ‘o munaciello e ‘a bella mbriana? Perché si dice “se so’ rotte ‘e giarretelle”? Quando ci furono le 4 giornate di Napoli? E le altre due repubbliche napoletane? Perché Via Toledo si è chiamata Via Roma per 150 anni? Perché la cioccolateria Gay Odin si chiama così? Quante guglie ci sono nel centro antico di Napoli e perché furono erette? Perché si dice ricchione per indicare un gay? Chi sono gli otto Re di Napoli in Piazza Plebiscito? Cosa si fa il 4 di maggio? Dov’era il Salone Margherita? Cosa è la cazzimma? È vero che le stazioni della nuova metro sono musei all’aperto? Chi è la protettrice delle partorienti? E di quelle che non riescono a rimanere incinte? Cosa sono i paraustielli, la uallera? Dov’è il serraglio? Chi era Maria Teresa Cristina? E Maria Sofia, moglie di Francesco II, era davvero la sorella della principessa Sissy?

Se hai qualche lacuna culturale su Napoli e la napoletanità il momento migliore per recuperare è seduti sul gabinetto e sfogliare questo gustoso e divertente manuale scritto da Amedeo Colella ed edito da Ateneapoli.
500 pagine ( 13,50 euro) che regalano pillole di cultura partenopea, curiosità, storia, aneddoti, poesie, canzoni, frasi di teatro e di cinema da imparare a memoria per essere un buon napoletano. Tutta cultura (non esageriamo con le parole) che ruota intorno a Napoli. Brevi storie, 30 o 40 righe, della durata di una “seduta” sul water di casa. E’ il Bignami semiserio scritto da un napoletano di Porta Capuana che ha la passione degli studi storici e della storia della città, in particolare. Sposato da vent'anni con Titty e con due bellissime figlie, Amedeo Colella nella vita è un ricercatore senior del Criai, un centro di ricerca informatico dell'Università  Federico II ed è alla sua prima esperienza letteraria.

Come cambiare la nostra vita e renderla ecologicamente sostenibile e più felice? Per rispondere a questa domanda, lo scrittore americano Colin Beavan ha sottoposto se stesso e la sua famiglia composta da una moglie, una figlia piccola ed un cane ad un esperimento originale : vivere un anno a impatto zero nel cuore della Grande Mela.

Tra tentativi e e fallimenti racconta il suo esperimento prima in un blog che riscuote subito un gran successo riversato poi in un libro edito l'anno scorso dalla Cairo ' Un anno a impatto zero" ormai un best seller, 285 pagine fitte di idee, suggerimenti, indicazioni in cui lo scrittore spiega di aver eliminato progressivamente dalla sua vita i pranzi take away, le merci usa e getta, i mezzi di trasporto motorizzati, come l'auto, ma ci sono anche l’aria condizionata, i detersivi, i cibi confezionati ed esotici, la luce elettrica e persino la carta igienica. E tutto questo con un gran risparmio della gestione familiare.

Ma mentre Beavan si è sforzato di abolire le abitudini ecologicamente insostenibili, dall'altro ha scoperto piaceri nuovi e insospettabili, come quello di cucinare, di girare per le strade di New York in bicicletta, di portare il cane al parco e passare le serate giocando con la figlia piccola o parlando con la moglie, finalmente liberi dall'assillo della TV.

Il libro  è la cronistoria di questo anno-test, una lettura divertente mai banale dei tentativi, dei piccoli fallimenti e delle soddisfazioni di cui è disseminato il cammino di una persona come le altre che prova a cambiare il mondo, o almeno a cambiare se stessa, nel rispetto dell'ambiente. Senza farsi troppo male e con un pizzico di felicità in più..

 

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L'evento dedicato alla Donna, un'occasione unica di Networking. Tre giornate di sinergie e benessere, di incontri e presentazioni, conferenze e laboratori con e a cura di Donne, Aziende, Imprese, Istituzioni, Club, Circoli, Associazioni, per mettersi in gioco, cogliere e generare opportunità personali, professionali e sociali.

Banco di Napoli
Il Banco di Napoli trae origine dai banchi pubblici dei luoghi pii sorti a Napoli tra il XVI e XVII secolo. Attualmente è una Società del Gruppo Intesa Sanpaolo.

Istituto Banco di Napoli Fondazione
L'Istituto Banco di Napoli è una Fondazione che persegue fini di interesse sociale e di promozione dello sviluppo economico e culturale nelle regioni meridionali. Ha sede nel Palazzo Ricca, Via Tribunali 213 -Napoli.

Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali fu istituito da Giovanni Spadolini, con il compito di affidare unitariamente alla specifica competenza di un Ministero appositamente costituito la gestione del patrimonio culturale e dell'ambiente al fine di assicurare l'organica tutela di interesse di estrema rilevanza sul piano interno e nazionale.

NarteA
NarteA è un’associazione culturale costituita da un gruppo di giovani uniti dalla passione per l’arte in tutte le sue forme ed espressioni ed ha come principale obiettivo la promozione, attraverso la divulgazione, del patrimonio storico e artistico della città di Napoli.

Associazione Amici degli Archivi Onlus
L’Associazione Amici degli Archivi Onlus è stata istituita con atto notarile nel 2000 ed ha come scopo la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale italiano. L’Associazione è presieduta da Giulio Raimondi, già direttore del Grande Archivio di Napoli e Sovrintendente Archivistico per la Campania.

Giovanna Izzo Sampaolesi
Restauri e Conservazione, esecutrice lavori ripristino due Guglie Cavalli di Bronzo e Ciborio SS. Annunziata.

Il Cerchio
Rivista Il Cerchio di Napoli diretta da Giulio Rolando.

Lucio e Mariolina Mirra
Teatro Diana e Teatro delle Palme in Napoli.

Libreria Neapolis
di Annamaria Cirillo, Libreria Napoletana Via San Gregorio Armeno, 4 Napoli.

Al Blu di Prussia
L’idea e il progetto di restituire alla città un luogo d’arte, si deve alla caparbietà della famiglia Mannajuolo, in particolare di Giuseppe Mannajuolo, nipote di quel Guido che ha reso, dal dopoguerra in poi, il suo spazio espositivo un vero e proprio punto di riferimento della cultura figurativa napoletana. Via G.Filangieri 42 - 80121, Napoli.

Museo d’Arte Contemporanea Donna Regina (M.A.D.R.E)
Il Museo d’Arte Contemporanea Donna Regina (M.A.D.R.E), Via Settembrini 79 - 80139 Napoli, sorge nel cuore storico di Napoli, a pochi metri dal Duomo e dal Tesoro di San Gennaro, a cento metri dal Museo Archeologico Nazionale e dall’Accademia di Belle Arti (Galleria d’Arte Moderna), lì dove si sviluppa l’antico quartiere di San Lorenzo.

Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
L’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Palazzo Serra di Cassano, Via Monte di Dio 14, 80132 - Napoli, è stato fondato nel 1975 a Napoli da Enrico Cerulli, Elena Croce, Pietro Piovani, Giovanni Pugliese Carratelli e da Gerardo Marotta, che ne è anche il presidente, intorno alla biblioteca umanistica di oltre centomila volumi, messa insieme in un trentennio di pazienti ricerche di fondi librari in tutta Europa.

Civita
Civita ha ampliato nel corso degli anni i propri spazi di intervento operando sul territorio per la tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale del nostro Paese. Oggi il Gruppo Civita è costituito da due diverse realtà, ognuna delle quali possiede una propria specializzazione e funzionalità operativa: l' Associazione Civita e Civita Servizi.

Fondazione Mondragone
La Fondazione Mondragone si trova a Napoli, in piazzetta Mondragone, in un complesso monumentale che comprende la Chiesa di Santa Maria delle Grazie. L'ente promuove l'innovazione nelle attività legate alla Moda. Ospita poi il Museo del Tessile e dell’Abbigliamento "Elena Aldobrandini" che testimonia con il suo patrimonio, la creatività, il gusto e l'antica tradizione che l'artigianato meridionale vanta in tale settore.

Palazzo Reale Napoli
Palazzo Reale di Napoli

Soprintendenza Archivistica per la Campania
Via San Biagio dei Librai, 39 - 80138 Napoli
Presidente Dott.ssa Maria Luisa Storchi

Comitato Civico di S.Maria di Portosalvo
Presidente: Avv. Antonio Pariante - Napoli, C.so Umberto I, 34

Associazione No Comment
L’associazione No Comment nasce a Napoli nel gennaio 1999, con l’intento di fare “memoria visiva” del quotidiano napoletano, dando visibilità ai bisogni dei soggetti disagiati e meno garantiti, promuovendo i valori della solidarietà, della legalità e del bene salute. La No Comment si adopera, nei limiti delle proprie disponibilità, per promuovere una informazione visiva no profit, richiamandosi alle indicazioni dell’articolo 21 della Costituzione Italiana e all’articolo 19 dei Diritti dell’uomo.