di Eliana Demarco d'Alessio

Dopo quindici anni dalla prima pubblicazione per i tipi della Avagliano, andato ormai esaurito, torna a grande richiesta il romanzo di Giovanna Mozzillo ” La Signorina e l’amore” riedito in versione cartacea e come e-book dalla Go-ware. (www.goware-apps.com/la-signorina-e-lamore-giovanna-mozzillo)

Un libro bello da leggere e difficile da dimenticare, finalista al Premio Morante 2002. Attraverso gli anni del fascismo e della guerra Giovanna Mozzillo - napoletana doc, scrittrice e giornalista ( da tempo collabora con il Corriere del Mezzogiorno) - racconta  la vita di Rosella e la sua storia d’amore, in una Napoli descritta  con gli occhi del sogno e della nostalgia,  ricca di calore, magica, con l’incanto di un’epoca destinata presto a lasciare il posto ad un mondo irrimediabilmente diverso …

Nel 1925 Rosella è poco più che adolescente, e si affaccia alla vita carica di stupore e  di speranze , ma il suo sguardo vivace riesce a percepire il mondo che le sta intorno con grande lucidità.
 La vita si svolge con i ritmi lenti e rassicuranti propri  di una qualunque famiglia borghese  di quegli anni: l’ovattata protezione della casa, i variegati abitanti del   condominio, gli studi al Froebeliano, le passeggiate lungo Toledo a guardare le coppie eleganti e le vetrine dei negozi con l’ultima moda di Parigi,  i bagni estivi a Posillipo..
La città appare dolce e luminosa, di una bellezza ancora intatta prima che il dramma  dell’imminente conflitto  ne violenti l’incanto. In quegli anni il soffio della guerra è lontano, l’eco di ciò che accade “fuori” arriva in casa  attutito: l’assassinio di Matteotti, le prime rappresaglie degli squadristi  .. la tragedia è dietro l’angolo, eppure sembra altrove.
Rosella aspetta l’amore, quello vero, unico, senza limiti, e un giorno sulla  sua strada appare Leonardo, l’incontro che segnerà per sempre la sua vita.
Leonardo si  innamora profondamente di questa fanciulla dolce, semplice, talmente diversa dalla moglie fredda ed elegante che gli sta vicino  manovrando  la buona società per sostenerne la carriera accademica e la posizione di prestigio.
Inizia  una storia che durerà molti anni, durante i quali Leonardo e Rosella vivranno - rubando ore, e talvolta giorni, alla loro quotidianità  - una vita “parallela” nel quartiere  dove lui possiede ancora la casa di quando era  studente:  ai Vergini,  zona popolare dove entrambi possono evitare di nascondersi  e che diventa il loro rifugio, un luogo quasi magico dove anche l’impossibile diventa possibile, tra   feste nei vicoli,  cene sulla terrazza nelle sere d’estate, suoni notturni che riecheggiano leggendarie presenze della tradizione popolare..
Continua anche la vita “ufficiale”: Rosella condivide la quotidianità sempre più silenziosa con la famiglia, piccoli svaghi di ragazza per bene con le amiche, qualche corteggiatore giusto ma disperatamente senza speranze… Leonardo ruota tra convegni di medicina, serate al San Carlo, visite ai pazienti…
Nel frattempo, fuori, l’Italia vive la sua avventura coloniale, e si lega sempre di più alla Germania nazista; anche a Napoli la vita di tutti i giorni  viene scossa da tanti cambiamenti , le leggi razziali portano lontano molte persone care,  arrivano dalla Spagna le prime notizie di conoscenti caduti combattendo,  e poi la visita di Hitler, l’inaugurazione della Mostra d’Oltremare… infine  la guerra esplode, e travolge le vite di tutti.
Ciò nonostante Rosella e Leonardo difendono a denti stretti la loro storia sfidando le bombe, i crolli, mossi dalla disperata voglia di vivere e di essere insieme a qualunque costo, diventando sempre piu’ sfrontati nei confronti del mondo che  - ormai sconvolto – sembra non accorgersi nemmeno di loro, in quell’estate del 1942, la prima che li vede insieme alla luce del sole…
Delicato affresco di una citta’ e di un’epoca , realizzato dall’Autrice   attingendo  alla propria  creativita’  cosi’ come  a ricordi, suggestioni, personaggi ed episodi del suo passato familiare, con una partecipazione emotiva che -  via via che la storia prende forma  – coinvolge inevitabilmente e profondamente anche  il suo Lettore.


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http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/14/cara-giovanna-mozzillo-lebook-non-sostituira-il-cartaceo-parola-di-erri-de-luca/1273552/

Non si sono fatti attendere. Dopo il successo di 'Misteri, segreti e storie insolite di Napoli', Agnese Palumbo, giornalista di cultura e costume, autrice di teatro e lo scrittore Maurizio Ponticello, giornalista, vicepresidente della storica associazione Napolinoir, ritornano a raccontare la propria città, tra mito e storia, sacro e profano, ombre e luci, con un baedeker di grande effetto :“Il giro di Napoli in 501 luoghi (la città come non l'avete mai vista)” edito dalla Newton Compton; il libro verrà presentato martedì 2 dicembre alle ore 18 alla Feltrinelli di piazza dei Martiri (Napoli) dove gli autori ne parleranno con il pubblico ed il giornalista Antonello Perillo, caporedattore Rai del Tg3 Campania.
Reading affidato a Sasà Trapanese, attore di cinema e teatro, talento eclettico capace con la sua voce inconfondibile di dare corpo ad Amleto e anima a Pulcinella.
In prima nazionale, saranno proiettati il booktrailer de “Il giro di Napoli in 501 luoghi” con le musiche originali del maestro Stefano Maria Longobardi, la voce di Gianmaria Biondi e le immagini aeree ...di Riccardo Siano, e gli scatti fotografici sulla città nascosta realizzati da Alessandro Pone dell’associazione “Luna di seta”.
La città come non l’avete mai vista. Una guida straordinaria, che vi condurrà tra le strade e i vicoli di una Napoli davvero inedita.

L’affascinante centro storico, i castelli, le ville, le piazze, le fontane, i monumenti; il magnifico golfo che non a caso gli antichi chiamavano “Il teatro degli Dèi”, da capo Miseno a Punta Campanella; i luoghi confinanti, ricchi di storia e di incredibili tesori artistici: Pompei, Ercolano, il Vesuvio, i Campi flegrei, Pozzuoli, Cuma… Napoli è tutto questo e molto altro ancora. Una città da sempre sotto i riflettori, nel bene e nel male. Per coglierne l’essenza, va frequentata e percorsa, e merita di essere ammirata e osservata da tutte le prospettive possibili: le sue affermazioni, le sue eccezioni, e anche le sue contraddizioni. Tra percorsi d’arte e itinerari misterici, inestimabili ricchezze archeologiche e naturalistiche, storie, aneddoti e curiosità, ecco 501 luoghi, celebri o poco conosciuti, preziose chiavi di lettura per accedere oltre gli stereotipi a una delle metropoli più seducenti e controverse al mondo.

Tra mito e storia: perché non possiamo non dirci figli degli Dèi?
- Perché li chiamano quartieri se in realtà sono sfumature di Napoli?
- Archi e varchi, porte, passaggi (e portali). Perché non basta solo oltrepassarli?
- Scale, salite e discese. Perché questa città non si percorre in lungo e in largo?
- Già che ci siamo, perché si percorre da sotto? (I sotterranei e le catacombe)
- Tra Inferi e Cielo, Napoli è sacra o profana?
- Palazzi, un modo diverso di fare le mura?
- Santi e sangui, perché le benedizioni napoletane fanno più effetto?
- Se non è come sembra, allora com’è? Percorsi esoterici napoletani
- Le città sepolte. Perché ci accontentiamo di conoscere solo Ercolano e Pompei?
- Com’è che a Napoli i morti non sono mai veramente morti?
- Percorsi Femminili. Se non le trovo nei libri, dove le cerco?
- Come si sfatano i luoghi comuni?
- I luoghi del cinema. Famosissimi scorci, dove li ho già visti?
- Napoli, la solarità by night

di Patrizia Giordano *

 ‘Getta dietro di te il tuo dolore e sarai libero’, questa citazione di Ibsen è una delle chiavi di lettura per abbandonarsi alla forza narrativa, alla sommessa volontà di raccontare e raccontarsi di Nicola Pagliara, in questo suo romanzo di esordio “ La felicità di essere” edito da Tullio Pironti . Una serie di 'appunti spontanei' quasi sfuggiti alla sua penna di uomo e architetto - come li definisce il suo amico d'infanzia Gilberto Marselli nella prefazione -  amabile gentiluomo e fervido intellettuale che ad ottant’anni parla di sé per successioni concrete, passeggiando come un Dandy all’inglese assieme al fido Argo tra le stagioni della sua vita. 
Viso espressivo, sguardo animato dalla eterna vicenda di tutto ciò che scorre, nel creato e nella storia, spinto dalla curiosità di sapere e di scambiare il sapere, l’autore procede a passi lunghi, non troppo ponderati come se si muovesse tra i plastici dei suoi edifici, e gli spazi ipogei delle sue stazioni ferroviarie, rimescolando le carte e mettendo al bando la ripetitività e i luoghi comuni. Viene fuori una scrittura scattante, impetuosa, espressionista, ricca di slanci, pause, fughe, decori, bicromie colorate di affetto nostalgico e immediatezza comunicativa.  

Un dialogo costante col tempo che è anche il suo modo di  “essere architetto”, sintesi dei suoi molteplici interessi – ci sono il cinema, la letteratura, la musica, la sua bella casa cilentana - vissuti senza risparmio di energie. Un modo di fare memoria che in Pagliara non è mai scontato, cioè non è ciò che ricordiamo ma ciò che avremmo voluto ricordare. E quello che emerge dalle pieghe del ricordo è un universo tutto al femminile, ambientato con leggerezza e ironia, nella Roma degli anni Trenta, papalina e vaticana, ampia e luminosa, dove l’autore vive la sua infanzia felice tra le grazie di una madre “ bella e ben messa”  - come lo erano le donne della borghesia di provincia -, l’affetto delle quattro sorelle maggiori e di una balia, arrivata dalla robusta Ciociaria - orgoglio e prestigio per tante mamme dell’epoca - a dargli 'latte' nei primi anni di crescita. Ma ci sono anche le amiche delle sorelle e quelle di scuola, la burattinaia danese, i primi giochi solitari e le prime scoperte infantili che lo aiuteranno a costruire il suo universo di sogni. Poi arriva l’adolescenza nelle valli trentine e nella fredda e austera Trieste di Saba, la sconfinata ed appassionata ammirazione per il lieb Meister viennese di Otto Wagner, la villeggiatura a Tai di Cadore in una villetta con giardino e un gran parco dove si svolgevano le prime partite di tennis con quei “giovanotti” dai pantaloni bianchi sopra le scarpe Superga, che presto sarebbero partiti per il fronte. Un’atmosfera che l’autore ritroverà, ricostruita perfettamente, nel film di De Sica “ Il giardino dei Finzi Contini” gli stessi flirt, la noia e la vaghezza. C’è poi il ricordo vivido e straniante della seconda guerra mondiale, infine il trasferimento improvviso a Napoli nel ’47, la città dove “tutto è troppo” ma che avrebbe segnato per sempre il suo destino di uomo, di studioso e della quale si sarebbe innamorato. Perdutamente innamorato della sua veracità, quel rapporto intimo, intenso con le persone e le cose.

Ricco di spunti, di dettagli e riferimenti bibliografici, veloce e attento il saggio del giovane poeta Fabio Salvatore Pascale, classe 1983, "Generazione senza biglietto" edito dalla Vitale, in cui alle crude immagini della poesia, a cui l' autore ci ha abituati da tempo, sostituisce un'analisi molto efficace dell'universo giovani: generazione senza biglietto, che altro non è che lo smarrimento delle identità e crisi dei valori. Una crisi che pare senza soluzioni.

Perchè i giovani appaiono indifferenti:"indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti", scriveva A. Gramsci, paragonandola all'attivismo. Che non appartiene a questa generazione mentre F. Nietzche definisce il nichilismo "il più inquietante tra tutti gli ospiti" e come tutti gli ospiti è costretto ad andarsene.
L'uomo contemporaneo versa in una situazione di incertezza e di precarietà. La sua condizione è simile a quella di un viandante che per lungo tempo ha camminato su una superficie ghiacciata, ma che con il disgelo avverte che la banchisa si mette in movimento e va spezzandosi in mille lastroni. La superficie dei valori e dei concetti tradizionali è in frantumi e la prosecuzione del cammino risulta difficile. Nella nostra epoca i giovani hanno perso i valori sociali della vita, diventando, nella maggior parte dei casi, passivi e refrattari alle vicende, a ciò che li circonda e interessa maggiormente l'opinione pubblica. Il pianeta giovani ha un unico volere: quello del piacere personale, in particolare, il raggiungimento della felicità attraverso il possesso dei beni materiali.

L'autore riserva inoltre una critica molto severa al mondo della scuola. Molti professori non sanno ancora distinguere nel riso di un giovane lo spunto della gioia o la smorfia della tragedia imminente. Genitori e insegnanti non sono più in grado di indicare la strada. La scuola, quindi, si dovrebbe occupare anche di educazione emotiva perchè attualmente necessaria. Infatti, i ragazzi sono più soli, depressi, rabbiosi, più ribelli ed impulsivi, più aggressivi e quindi impreparati alla vita, perchè privi di quegli strumenti emotivi indispensabili per dare avvio a quei comportamenti quali l'autoconsapevolezza, l'autocontrollo, l'empatia.

E questa è solo una parte del viaggio attraverso le molte problematiche che coinvolgono la nostra gioventù. Ma ci sono delle soluzioni e quindi delle speranze di cambiamento? Sicuramente la necessità di assicurare una presenza stabile e indispensabile dei genitori affinchè i figli possano crescere in un contesto sociale e pacifico. Soluzione ovvia, forse, ma che impone un radicale cambiamento del ruolo stesso di "genitore". Almeno di quello attuale.

Un'ottima opera prima quella di Fabio Pascale non solo perchè ci fornisce gli strumenti per capire il disagio giovanile ma sopratutto perchè ci indica la chiave per progettare metodi e modelli anche pedagogici atti ad individuare efficaci soluzioni.Tra queste, quella di non uccidere mai la speranza e i sogni.

(M.A.)

 

di Patrizia Giordano

Nel giorno di San Valentino un atto d’amore, di pensieri, parole, immagini della nostra città in un clima di caldo e affettuoso affiatamento: si parla del bellissimo libro fotografico di Sergio Siano “Il mare che bagna Napoli” , edito dalla Rogiosi di Rosario Bianco. Il titolo è già di per sé una dichiarazione di antitesi al celebre racconto della Ortese  dove immagini ed interventi di giornalisti e scrittori napoletani propongono la città in un’ottica inconsuetamente positiva. Questo lo spirito con cui al Megaride club di Enzo Meo e Paola Pisano, nel borgo di S. Lucia, si sono ritrovati numerosi soci ed amici del sodalizio sempre più impegnato a proporre “il bello di Napoli”.

Sergio Siano, ha esordito Carmela Maietta, moderatrice dell'incontro, è figlio d’arte, è fotografo e giornalista dell'immagine, che legge le cose e sa creare, sia pure in modo appassionatamente  naif, esprime positività nella forza della comunicazione. E su questo concetto è intervenuto Lello Esposito, tra gli artisti ad aver partecipato alla realizzazione editoriale del libro con una sua opera, sottolineando l’amore incondizionato che Sergio ha sin da ragazzo per la sua città dove lo stereotipo di alcuni particolari è visto in modo positivo “quel positivo che fa grande Napoli più all’estero che da noi”. Mentre il collega Carlo Nicotera ricorda che Siano, nato ai Quartieri spagnoli, non lo si può raccontare con gli strumenti  normali e semplici della cronaca fatta da segmenti e contraddizioni. “ Il  libro può sembrare non omogeneo ma è una lettura e un sentimento d’arte per superare i pregiudizi sulla  città” ribadisce Nicotera citando alcuni caratteristici personaggi ed episodi contenuti nel testo, straordinariamente significativi.  “ La capacità di Siano è un dono favorito anche da una sorta di congiunzione astrale che lo fa essere al posto giusto al momento giusto - ha precisato -  come quando ha fotografato davanti al nostro Conservatorio di S. Pietro a Maiella, con sullo sfondo un vecchio suonatore di pianino, il Maestro Riccardo Muti in frettoloso passaggio” .  Intensi i reading dell’attrice Anna Maria Achermann che commossa ha letto un brano di Sergio in cui l’autore senza enfasi parla e scrive del padre, dei suoi inizi e del  suo modo di intendere il  suo proprio “mestiere” e la prefazione al volume scritta da Maurizio de Giovanni  sulle voci, i suoni, i rumori di Napoli, suoni che sono anche immagini, un tutto unico al mondo, che vengono da ogni parte e che sono un’eterna canzone  che Partenope canta ai suoi figli.

Al collega e amico Pietro Treccagnoli il compito di chiudere una serata alla quale hanno partecipato tantissimi ospiti, da Raffaele Aragona all'architetto Massimo Rosi e lo scrittore Nino Leone: “ nella nostra città ci sono due realtà -  ha spiegato Treccagnoli - San Gennaro e il Vesuvio, il rosso del sangue dell’uno e il fuoco dell’altro si fondono nei secoli in un simbolismo magico di cui Virgilio Mago è predecessore e che sono senso della precarietà e fatalità degli eventi”. “ Ma  bisogna superare questa immagine mentale del bene e del male - ha proseguito il cronista - del sacro e del nero, questa oleografia ricorrente della nostra città se vogliamo veramente comprenderla”. Assieme a Siano, Treccagnoli sta percorrendo i luoghi più noti e nascosti della città, sempre lazzara e aristocratica, in una iniziativa editoriale per il quotidiano Il Mattino che hanno chiamato ”la Pelle di Napoli”, un’operazione che vuole essere  superficiale perché vuole "leggere" e raccontare in superficie, attraverso le increspature delle strade, attraverso i suoni, le leggende, gli incontri casuali, negli scatti improvvisi e imprevedibili dell'obiettivo di Sergio, parole e immagini, storie e realtà, che emergono anche quando sembra non dicano nulla e che il popolo del luogo magari non racconta. Rimanendo solo a Pelle.

di Patrizia Giordano

Ristretto..maculato..cremoso come ‘na tazzulella ‘e cafè da sorseggiare lentamente assaporando le volute del suo aromatico profumo. Potrebbe essere questo il sottotitolo di “Fotografia”,( Polidoro editore, pagg.45), un libricino piccolo ma forse proprio per questo ancora più prezioso, scritto in punta di penna da Nino Leone, medico, scrittore, autore di diversi romanzi come “Napoli ai tempi di Masaniello”, che benché introvabile, a vent’anni dalla pubblicazione, è considerato ancora un evergreen.

In quest’ultimo racconto ambientato negli anni Cinquanta l’autore riconferma la sua umana napoletanità, la sua straordinaria carica evocativa recuperando dal catalogo dei ricordi, volti, persone, rituali, odori,  appartenenti ad un altro tempo, lontano e frugale, quando erano le donne di casa a convertire il chicco di caffè vergine e naturale in sublime miscela, tra abbrustolaturi, macinini e tazzine di porcellana tirate fuori dall'intatto corredo nunziale. Tutto accade per caso in una biblioteca parigina: un uomo è intento a leggere un libro su auto d’epoca, in particolare una vecchia Alfa Romeo del 1947 decappottabile, ma la “scimmia encefalica” che sopravvive in lui lo spinge a curiosare tra alcune riviste anni ‘50 della sua giovane vicina di banco. Insomma, tra lui e lei, complici un paio di seducenti orecchini a croce latina, pare che si vada per mari fuori moda.

Così il lettore si ritrova catapultato in un porto dell’Oceano indiano, nell’isola di Ceylon, dove si stanno scaricando le merci da una nave. Il protagonista, Agostino Giacobbe, un commerciante vestito di bianco attende impaziente sulla banchina che sbarchi il suo carico di “tomatoes”( di pummarole). Ansima, si fa vento per il gran caldo con il suo cappellone di paglia mentre avverte un miscuglio di odori e profumi davvero incredibile. Tabacco, rosa, aglio, cannella, cumino. Sentori tutti noti e riconosciuti sin da bambino andando dietro al padre in giro per i depositi di coloniali del porto di Napoli. Essenze penetranti come l’aroma intenso di caffè che risveglia in lui come in una sorta di riflesso condizionato memorie care, e significative, che messe insieme - scrive l’autore -  non ingombrerebbero molto, anzi potrebbero stare benissimo in un sacchetto di..caffè come quello che sua madre con garbata insistenza domandava a suo padre prima che la miscela si riducesse a poche cucchiaiate.

Il racconto di Nino Leone è stato  una piacevole occasione per parlare del caffè napoletano e della sua antica tradizione in una conversazione a più voci organizzata da Incontri Napoletani al Megaride club di Via S. Lucia di Paola Pisano ed Enzo Meo alla quale sono intervenuti i giornalisti Pasquale Esposito, Pietro Treccagnoli, Simonetta de Chiara Ruffo, tra gli ospiti  Massimiliano Rosati, titolare del gran caffè Gambrinus, l’architetto Massimo Rosi che ha regalato al pubblico perle di edoardiana saggezza e infine Pino Letizia, l’imprenditore napoletano appartenente alla storica famiglia dei Frustaci-Pettisani, fondatori alla metà dell’Ottocento dell’America bar posto all’angolo tra Via Duomo e via Marina  ( palazzo Aveta, oggi scomparso), un bar pasticceria-gelateria dove venne aperta una torrefazione di caffè “ il caffè dei nani e dei giganti “ - ha ricordato Letizia -  ritrovo di tutti coloro che volevano sorseggiare una tazzulella ‘e cafè prima di lasciare Napoli ma anche degli appassionati di musica, lì si raccoglieva la migliore intellighenzia musicale di inizio Novecento.

“ Pasquale Frustaci, figlio di Salvatore, il fondatore del bar - ha precisato Letizia -  è stato autore di canzoni indimenticabili come “ Vuto ‘e marinare”, “Tu, sulamente tu”, “ A ricette ‘e Napule”. Dopo la scomparsa del bar, la tradizione dei Pettisani è rifiorita con la più giovane della famiglia, Adriana, diventata poi moglie di Pino, che da buon istrione negli anni Ottanta ha esportato l’aromatica cultura anche nell’ambiente accademico della Università Federico II con il caffè del Falcone, punto di ritrovo di tutta la classe docente e discente dove seduti ai tavolini era possibile trovare e sfogliare i giornali o giocare a scacchi e a dama in una atmosfera tipicamente viennese. Un'immagine che ha riproposto Napoli in una serata tra amici come la mitica “città del caffè”.

Donne, uomini, vecchi, bambini, sono tutti belli quelli ritratti da Paola Pisano nel loro rituale quotidiano. Dico tutti, nessuno escluso, qualunque sia la loro età. E’ mai possibile? Certo, perché la Pisano nel suo libro  “ Images - Il fiume della vita” ha eseguito un interessante reportage.., non un lavoro di una fotografa in studio. Non lo è neppure, è laureata in antropologia. Ha colto sempre dal vero e istintivamente quello che le capitava sott’occhio negli angoli più disparati del mondo, dal Nepal all'India al Perù. Paesaggi e persone, secondo un processo stilistico personale e con il massimo di naturalezza.

Ha fotografato quello che c’era... Attimi colti di sorpresa. E quello che c’era, quello che le vie del terzo mondo offrivano, di quel vecchio mondo su cui grava come in un film tutta la fatica della specie umana per sopravvivere e che noi occidentali.. continuiamo a ignorare, sono anatomie umane che conservano quel qualcosa di bello che a Marinetti sembrava semplicemente ..sublime.

Un racconto per immagini senza bisogno di parola che si presta solo alla riflessione con la luce che dà a questi volti tutto il suo appoggio, tutto quello che c'era da dare. Un monito per essere compreso e farci comprendere, un “diario di viaggio” edito da Arte Tipografica che fornisce  a chi guarda ‘l’aura’ sociale e geografica non inghiottita dall’obiettivo di Paola, cioè glii usi, i costumi, le tradizioni di quelle stesse persone ritratte in foto e che la Pisano presenterà giovedì 18 ottobre 2012 in una serata veramente speciale nella sede del “Megaride club” in via S. Lucia 110. Assieme all’autrice, coloro che hanno creduto in questa impresa editoriale:  il critico Francesco D’Episcopo, il giornalista Ermanno Corsi, l'antropologo Alberto Baldi e tanti altri con cui Paola festeggerà il suo esordio letterario. A conclusione un light buffet.

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Ultimo appuntamento della rassegna "Interviste d'autore" a cura di Maria Rosaria Vado presso l'associazione Hde in piazzetta Nilo a Napoli. Martedì 12 giugno, alle 18, Marco Lombardi intervista Angelo Petrella sul suo ultimo romanzo 'Le api randage' (Garzanti, maggio 2012). Un ritmo da thriller e una trama da affresco sociale disegnano i fasti e il lusso, il tracollo e la disgregazione di una famiglia di industriali napoletani negli anni più turbolenti della recente storia d'Italia.

Siamo nella Napoli del 1992. Raul Aragona è un magnate del cemento e dell’edilizia, amico di potenti banchieri e uomo di punta della Democrazia Cristiana. Vive nella splendida villa di Posillipo circondato dalla sua famiglia e sta per concludere la scalata finanziaria più rischiosa della storia industriale italiana. Ma il momento non è dei migliori per la sua Aragona Invest: siamo nell’epoca dello scandalo di Tangentopoli, la politica traballa, le inchieste giudiziarie avanzano e Raul è alla disperata ricerca di un erede, prima che il cancro lo uccida. Suo figlio Manuel è uno sfaccendato dedito all’alcol e perso nell’amore incestuoso per la sua terza moglie. Il figliastro Matteo Malatesta, unico possibile erede, coltiva invece il sogno di una carriera in polizia; ed è proprio nell’ambito di un’indagine sulla corruzione che si imbatterà nei “luoghi oscuri” dell’Aragona Invest, scoprendone i fantasmi del passato: usura, riciclaggio, affari sporchi con la camorra... Matteo in realtà ignora di essere manipolato da Lorenzo Messina, braccio destro e “faccendiere” del suo patrigno, che da anni tesse in silenzio la sua oscura trama: far crollare la famiglia Aragona e impadronirsi del loro impero...
Con un ritmo da thriller e una trama da far invidia ai migliori serial tv americani, con realismo e un’accurata ricostruzione storica, Le api randage è un grande romanzo sui padri e i figli. Ma è anche l’intenso affresco di un’Italia arrogante e tragica, dove si è disposti a sacrificare ogni valore in nome del potere e della ricchezza. Affetti, amicizie, dignità: perfino la famiglia, ultimo pilastro della coesione sociale, sembra vacillare sotto i colpi dell’ambizione.
Ed è per questo che, strizzando un occhio a Lost e un altro a Shakespeare, i personaggi si muovono come “api randage”: decisi a inseguire fino in fondo il destino individuale, ma allo stesso tempo consapevoli che, fuori dal proprio sciame, non c’è che ad attenderli la morte.

Nato a Napoli nel '78, Angelo Petrella è vissuto tra Roma, Firenze e Parigi. Laureato in Lettere Moderne con un dottorato in Letteratura Italiana, collabora oggi con l’università di Roma Tor Vergata. Ha pubblicato saggi in riviste e antologie, curando tra l’altro il volume "La poesia del Gruppo 93" (Zona, 2010). Suoi i romanzi "Cane rabbioso" (Meridiano zero, 2006), "Nazi Paradise "(Meridiano zero, 2007) e   " La città perfetta" (Garzanti, 2008), tradotti in Francia e Germania. Come sceneggiatore ha firmato diversi soggetti per la televisione e il cinema, lavorando tra l’altro alla fiction "La nuova squadra" (Raitre, prodotta da Grundy Italia). Collabora con il quotidiano "Il Mattino" e con il settimanale "Vanity Fair".

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Il Museo d’Arte Contemporanea Donna Regina (M.A.D.R.E), Via Settembrini 79 - 80139 Napoli, sorge nel cuore storico di Napoli, a pochi metri dal Duomo e dal Tesoro di San Gennaro, a cento metri dal Museo Archeologico Nazionale e dall’Accademia di Belle Arti (Galleria d’Arte Moderna), lì dove si sviluppa l’antico quartiere di San Lorenzo.

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Civita
Civita ha ampliato nel corso degli anni i propri spazi di intervento operando sul territorio per la tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale del nostro Paese. Oggi il Gruppo Civita è costituito da due diverse realtà, ognuna delle quali possiede una propria specializzazione e funzionalità operativa: l' Associazione Civita e Civita Servizi.

Fondazione Mondragone
La Fondazione Mondragone si trova a Napoli, in piazzetta Mondragone, in un complesso monumentale che comprende la Chiesa di Santa Maria delle Grazie. L'ente promuove l'innovazione nelle attività legate alla Moda. Ospita poi il Museo del Tessile e dell’Abbigliamento "Elena Aldobrandini" che testimonia con il suo patrimonio, la creatività, il gusto e l'antica tradizione che l'artigianato meridionale vanta in tale settore.

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Presidente Dott.ssa Maria Luisa Storchi

Comitato Civico di S.Maria di Portosalvo
Presidente: Avv. Antonio Pariante - Napoli, C.so Umberto I, 34

Associazione No Comment
L’associazione No Comment nasce a Napoli nel gennaio 1999, con l’intento di fare “memoria visiva” del quotidiano napoletano, dando visibilità ai bisogni dei soggetti disagiati e meno garantiti, promuovendo i valori della solidarietà, della legalità e del bene salute. La No Comment si adopera, nei limiti delle proprie disponibilità, per promuovere una informazione visiva no profit, richiamandosi alle indicazioni dell’articolo 21 della Costituzione Italiana e all’articolo 19 dei Diritti dell’uomo.