Notizia che peraltro si rileva dalla lapide posta su entrambi i piedistalli che recita ” ..in pegno di fedelissima e perpetua amicizia ci donò questi bronzi già posti presso il fiume Neva”. Tuttavia la sparizione del gruppo scultoreo, a cui Klodt lavorava sin dal 1839, come scultore e fonditore – erano infatti sue le officine – diede la straordinaria opportunità all’artista petroniano ( indicato come Petropolitani artificis, e questo ci rammenta l’idea immaginifica di Kanrin, ministro del Tesoro di Nicola I di voler cambiare il nome della Russia in Petrovia) di creare dei domatori ex novo; fu così che nacque l’impareggiabile complesso del ponte Anickov, sul fiume Neva; se prima c’erano semplicemente delle coppie simmetriche ora a San Pietroburgo compariva una composizione, posta sui due lati opposti del ponte, organizzata sul tema de “La domatura di un cavallo”. Figlio del barone balto-tedesco Carl Gustav Klodt von Jurgensburg,, Pjotr Klodt ebbe un ruolo importantissimo nell’abbellimento della città imperiale russa che si apre come d’incanto sul delta del fiume, ispirandosi ai nuovi linguaggi del neoclassicismo occidentale in adesione alla politica economica e culturale di apertura all’ovest, di cui la città di Pietro il Grande – culla delle tre rivoluzioni russe - divenne simbolo incontrastato. Al di là della trama storica, resta intatta la bellezza artistica dei due gruppi bronzei “napoletani” che l’autore ispirò ai Dioscuri di piazza Magnocavallo, l’attuale piazza del Quirinale a Roma, ma “vestiti” con i panni di animali. A distanza ravvicinata, le opere emozionano per la sicura resa plastica e la miriade dovizia di particolari, come il drappo, veramente straordinario, come buttato lì, sulla groppa del destriero, posto a destra della cancellata nord dei giardini di Palazzo Reale, ( un tempo ingresso alle ex scuderie reali), ricco di significati simbolici, che altro non è che il vello di un orso scuoiato, la cui testa riporta con accentuato verismo anche i fori degli occhi. Le due statue, anche nei volti dai nasi dritti, coronati da una bella capigliatura, richiamano i kuroi della Grecia Classica e sono costruiti con la sapienza di chi, come Pjotr Klodt, ha studiato la statica dei corpi.
“ I Cavalli Russi di Pjotr Klodt”, a cura di Patrizia Giordano (versione italiano/inglese), Altrastampa edizioni, Napoli, maggio 2002.







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