Teatro barocco di fede e di morte. Con le sue cavità spalancate nelle viscere tufacee della città. Una chiesa terrestre, come le tante di Napoli, costruita su palafitte di lava tra i fuochi vermigli delle anime purganti in cerca ancora di refrigerio e le miserie della gente del posto. Questa è Santa Maria di Purgatorio ad Arco, tra le più suggestive presenze monumentali che si incontrano lungo l’asse del decumano maggiore, l’attuale e caotica Via dei Tribunali. Quello che negli anni scorsi abbiamo definito come un vero e proprio “museo all’aperto”, inserito dall’Unesco nel 1995 nella lista del Patrimonio mondiale dell’Umanità e che oggi rischia inesorabilmente di franare nel degrado ed abbandono, come un castello di cartapesta senza fondamenta. Nonostante rabbia e disappunto, la chiesa è ancora densa di religiosità, di mistero, di magia: i dipinti di grandi maestri del Seicento fanno da contrappunto alle macabre decorazioni del “memento mori”, alludenti alla caducità della vita (clessidre, teschi, ossa incrociate, melograni sulla facciate e ripresi all’interno). L’effetto è quello di coinvolgere chiunque che con stupore per la prima volta percorre il centro sorico e si infila in questo tempio barocco, di cui il libro redatto da Incontri Napoletani nel 2001 con il contributo del BANCO DI NAPOLI ed il patrocinio del Comune di Napoli, racconta e scandisce le tappe della sua storia secolare.
“ Passaggio a Purgatorio ad Arco”, a cura di Patrizia Giordano (versione italiano/inglese), Altrastampa edizioni, Napoli, maggio 2001.







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