di Riccardo Rosi
Dibattito al Pan sulla grandiosa costruzione settecentesca dell’Albergo dei Poveri, organizzato da Incontri Napoletani in occasione del suo ventennale ed al quale hanno partecipato alcuni docenti di architettura e progettisti che, a vario titolo, si sono occupati dell’edificio per confrontare idee e proposte sul presente e futuro del grande monumento. Coordinati da Mimma Sardella, sono intervenuti Alessandro Castagnaro, Carmine Gambardella, preside della facoltà di Architettura Luigi Vanvitelli di Aversa(Sun), Paolo Giordano e Massimo Rosi.
Un esordio quello del sodalizio, impegnato da tempo nella salvaguardia e rinascita dei segni della nostra identità culturale, che non poteva essere più «sfrontato» visto il tema scelto << Albergo dei Poveri, un grande monumento del passato come risorsa per la Napoli del futuro», che ha sfidato un terreno particolarmente insidioso sul piano politico, culturale ed accademico.
L’edificio è una delle tre singolari fabbriche concepite dall’architetto fiorentino Ferdinando Fuga insieme all’ormai perduto palazzo dei Granili e al Cimitero delle 366 fosse che oggi si affaccia da uno spalto cementizio su un paesaggio di tettoie e baracche indegno di questo dispositivo architettonico di autentico stampo illuminista.
La grandiosa costruzione realizzata a partire dal 1751 per volere del Re Carlo di Borbone nacque contemporaneamente all’edificazione della Reggia di Caserta, come se il giovane monarca volesse farsi perdonare un sito reale che rivaleggiava in fasto con il modello di Versailles, rivolgendo la sua attenzione ai diseredati del Regno con il Regium Totius Regni Pauperum Ospicium. Una fabbrica tuttavia incompiuta come se il Borbone partendo per la Spagna avesse portato con sé anche l’energia e la volontà necessarie per finire l’intrapresa di un’opera forse troppo ambiziosa che giace incompleta e in parziale abbandono. La testimonianza di un grande progetto incompiuto che in fondo è una delle grandi metafore della città del presente. Una Napoli eternamente in bilico tra grandi ambizioni e modesti risultati, le cui risorse restano potenzialità inespresse che si arenano contro la povertà del tessuto sociale, la fragilità delle istituzioni, soffocate da una conflittualità esasperata dalla mancanza di occasioni del momento attuale. Una metropoli che sembra, parafrasando Kafka, «destinata a un grande lunedì ma prigioniera di una domenica che non finisce mai».
Ambizioni precarie come l’equilibrio di alcune parti delle costruzione - evidentemente non sottoposte ai restauri in corso - che versano in preoccupanti condizioni statiche come ha denunciato un allarmato Alessandro Castagnaro.
E prospettive non facili se, ha rincalzato Paolo Giordano, dietro la sua facciata disadorna, l’Albergo dei Poveri si rivela un oggetto ostico, refrattario, che è nel suo stesso essere parte di un apparato tipico di certo paternalismo illuminato che creava ambiti di segregazione e controllo sociale come efficacemente descritto da Michel Foucalt in Sorvegliare e punire.
Occorre, dunque, pensare ad una funzione prestigiosa che investa questo manufatto di un ruolo d’importanza europea innescando un processo di riqualificazione dell'ambito urbano che lo circonda e che contiene una delle pregevoli realizzazioni della capitale ottocentesca come l’Orto Botanico.
In questo senso, Massimo Rosi ha proposto come destinazione d’uso univoca quella di nuovo Museo Archeologico Nazionale, che potrebbe essere per alcuni aspetti il più grande d’Europa, tesi già condivisa dal prof. Gerardo Mazziotti e dal compianto Max Vajro. L’attuale Museo, collocato in quello che fu il Palazzo degli Studi, appare oggi inadeguato a contenere e mostrare reperti di un territorio che è stato e sarà uno dei più ricchi giacimenti archeologici mondiali. Questa grande struttura tardo barocca potrebbe rivelarsi proprio per le inconsuete, enormi dimensioni la più idonea ad ospitare mostre e ricostruzioni virtuali a scala reale di siti indisponibili alle visite o dispersi. In questo senso, allora, potremmo dire con orgoglio e ribaltando la negativa metafora precedente che l’Albergo dei Poveri siamo noi.
Grande successo del giornalista e scrittore Antonio Mocciola che col suo ultimo libro “Le vie nascoste - Tracce di Italia remota”, pubblicato da Giammarino editore (www.gianmmarinoeditore.it) ha fatto scattare l’idea nei giorni scorsi di un meeting culturale che si è tenuto nella scuola media statale G. Ciaramella di Afragola. Un incontro moderato dal sociologo e critico d’arte Maurizio Vitiello, a cui hanno partecipato tantissimi studenti, la stessa direttrice scolastica Milena Marchese, l’editore Gino Giammarino, l’avvocato ed ecologista Carlo Spina nonché l’autore di questo best seller che in pochi mesi dall’uscita ha sfondato il tetto delle ‘mille copie’ apparendo sulle testate dei più importanti giornali italiani. Nato a Napoli quarant’anni fa, Mocciola dopo gli studi classici e giuridici, si occupa di informazione collaborando con il magazine meridionalista "Il Brigante" edito sempre da Gianmmarino, di cui attualmente è capo-redattore.
Appassionato di musica e spettacolo, cura i booklet dei più recenti cd di Giuni Russo e del dvd di Franco Battiato dedicato alla cantante, che contiene il monologo teatrale scritto dallo stesso Mocciola con M. A Sisini e portato in scena da Piera Degli Esposti.
Nel 2006 esordisce nel panorama letterario pubblicando la raccolta di racconti "Quattordici tracce di amore disperso", che vince la rassegna "La Libreria degli Inediti". Nel 2008 pubblica con la Montag Edizioni "La sottrazione", naturale prosecuzione del lavoro precedente. Nel frattempo scrive, conduce trasmissioni radiofoniche e programmi televisivi su Sky.
Nel 2010 pubblica questo agile volumetto "Le vie nascoste", la prima guida dei paesi abbandonati d’Italia. Un viaggio insolito, che dà voce a borghi cancellati e immobili da decenni, spesso da secoli, per indifferenza o noncuranza. Archeologia moderna mai esplorata, mai descritta e mai studiata abbastanza. Un libro che colma un vuoto e regala inedite emozioni, portandoci per mano attraverso luoghi sconosciuti e disabitati, dai nomi arcaici e fantastici (Craco, Buonanotte, Romagnano al Monte, San Pietro Infine, Argentiera, Stramentizzo, Nardodipace). Ventuno “Pompei del Novecento”, scrigni di tesori inesplorati, al termine di strade impervie e spesso desolate. Un’Italia diversa, minore, persa nel buio della storia, che ritorna alla ribalta assieme al respiro dei suoi ricordi negati.
Un'operazione apprezzabilissima in cui l'autore non ricerca solo i segni passati ma soprattutto quelli contemporanei. Ad esempio, San Pietro Infine, dove rimangono impresse le tracce e le ferite dell’ultima grande guerra, fa pensare a Hiroshima. Dovremmo annusare il 'respiro' del tempo negato agli uomini e alle donne a Hiroshima, a Nagasaki, ad Auschwitz, a Birkenau; in questi luoghi di negazione dell’uomo, la nostra memoria sarebbe colpita. Paesi abbandonati, contrade tradite e lasciate al loro destino, località svuotate, zone senza traccia dell’uomo e delle sue ragioni ci fanno capire che il tempo passa, ma le testimonianze restano, ed è motivo di civiltà salvaguardarle. In nome del futuro.
Dopo la chiusura invernale, mercoledì 6 giugno riapre al pubblico il Parco Termale di Agnano in via Agnano Astroni 24. Due piscine esterne di 400 mq, 4 vasche interne con idromassaggio, solarium, area massaggi, spa, cafè e servizi.
Il Parco Termale si estende su una superficie di 7000 mq ed è inserito nel contesto archeologico delle strutture ellenistiche del IV e III secolo a.C. che rappresentano le più antiche testimonianze archeologiche ritrovate nella Conca di Agnano.
Entro la fine di giugno l’area circostante le piscine, sarà attrezzata con un percorso ginnico, con una pista ciclabile, che consentirà di poter godere delle bellezze del luogo allenandosi.
Entro giugno poi l’area sarà attrezzata anche di una piscina di acqua dolce, riservata ai bambini, dai 4 ai 12 anni, con giochi e animazione durante i week end.
L’orario di ingresso è dalle 10.00 alle 18.00 con chiusura settimanale il lunedì.
Tutto da vedere "Spazio Blanch", a due passi da piazza Nazionale, il nuovo centro polifunzinale per l'arte contemporanea voluto tenacemente da tre giovani professionisti napoletani Marco Adinolfi, Massimiliano Cafaggi e Riccardo Stolica che in totale controtendenza rispetto alla drammatica crisi economica e intellettuale dei nostri giorni che trasforma i Cinema in Sale Bingo o supermercati, hanno deciso di sottrarre una struttura, ex deposito di materiale edile, ad un destino già scritto, per farne un centro di cultura contemporanea. Il tutto con la consapevolezza del rischio ma allo stesso modo della necessità di investire nella cultura e soprattutto nel territorio partenopeo che oggi più che mai sta riscoprendo le proprie potenzialità.
Per inaugurare il suggestivo spazio di Via T.G. Blanch 23, Marco Adinolfi ha scelto _Underscore, una mostra collettiva di 14 giovani artisti chiamati a confrontarsi con uno spazio ancora vergine sia per l'inconsueta collocazione urbanistica ( siamo a due passi sempre dalla convulsa piazza Nazionale) che per la caratterizzazione degli ambienti espositivi in stile minimal in cui domina il bianco brillante alle pareti che spazza via i toni del vecchio caseggiato abbandonato per restituire luce colore vivacità alle opere esposte di Marco Abbamondi, Stefano Ciannella, Daniel Cuberta, Piero Chiariello, Gigi Cifali, Carlo Colli, Antonio De Rosa, Corrado Folinea, Salvatore Maurio, Giorgio Milano, Massimiliano Mirabella, Giacomo Montanaro, Paolo Risoli, Alessandro Zannier.
info: SPAZIO BLANCH, Via Tommaso Blanch 23, Napoli
Orari: dal lunedì al venerdì 10.00 – 19.00; sabato solo su appuntamento
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Sarà il sovrintendente per il Polo Museale della Città di Napoli, Fabrizio Vona, a presentare sabato 19 maggio, alle 18.30, il restauro della Madonna lignea posta sull'altare maggiore della chiesa di S. Maria di Piedigrotta, una pregevole opera della prima metà del sec XIV, realizzata da un ignoto maestro senese.
La leggenda racconta che questa regale immagine della Vergine in trono con il Bambino - ieratica e severa, secondo i consueti stilemi bizantini - sia stata ritrovata sotto le fondamenta della primitiva chiesa eretta dalla pìetas popolare su indicazione della stessa Madonna apparsa in sogno, alla vigilia dell'8 settembre del 1353, a tre persone, rispettivamente ad un monaco benedettino, a Maria di Durazzo, monaca di nobili origini ed a un certo Pietro, l'eremita, imponendo loro di costruire una chiesa ai piedi della grotta di Posillipo, detta anche Crypta Neapolitana. Grazie alle munifiche donazioni della regina Giovanna I di Durazzo, il pio luogo venne interamente ricostruito ed ampliato diventando il centro di una festa amata da popolo e nobili: Angioini, Aragonesi, ma soprattutto i Borboni, fecero della "Parata di Piedigrotta" un vero e proprio spettacolo - da godersi comodamente dai balconi di Chiaia - con sfilate di carrozze, costumi d'epoca, parate militari e fuochi d'artificio. Nell'Ottocento, recuperando gli antichi stornelli dei contadini, la festa si trasformò in una "sagra della canzone napoletana", momento ideale per far dimenticare ai napoletani guai e povertà.
Come in tutte le immagini di grande devozione popolare anche l’austera madre-regina di Piedigrotta è giunta a noi molto trasformata nei suoi caratteri originari: strati di ridipinture si sono sovrapposti nel tempo ma la solennità dell’impostazione del gruppo ligneo e la pregevole fattura pongono l’opera sulla scia della grande produzione plastica, a Napoli, dello scultore Tino di Camaino. Fino al 1967, un bel manto di seta laminato in argento ed arricchito con stelle di filo dorato ricopriva la statua posta nel baldacchino in cima all'altare maggiore. Il manto è ora conservato in una grande teca alle spalle del trono della Vergine e rammenta un'altra leggenda, cara ai pescatori e marinai di Mergellina, quella della "scarpetta della Madonna" in cui si narra che in una notte di tempesta quando il mare giunse sino alle porte della chiesa, il sacrestano Bernardino trovò il trono della Vergine vuoto. Mentre cercava aiuto, certo che fosse stato un furto, vide la Madonna tornare verso la chiesa con il mantello bagnato. Ella gli disse di essere andata in soccorso di alcuni marinai che avevano invocato il suo aiuto. Nel togliersi la sabbia dalle scarpe, ne dimenticò una sulla soglia della porta, ritrovata il giorno dopo dall'abate.
Il restauro del gruppo ligneo è stato promosso dalla Soprintendenza Speciale per il P.S.A.E. e per il Polo museale della città di Napoli e finanziato dal Ministero dell'Interno- Direzione Centrale per l'Amministrazione del Fondo Edifici di Culto. Ad eseguire i lavori, la ditta Centanni Restauri sotto la direzione scientifica di Anna Pisani. In occasione delle celebrazioni per il centenario dell'istituzione della parrocchia di Santa Maria di Piedigrotta, che si terranno a settembre, la statua verrà ricollocata sull’altare maggiore alla presenza del Cardinale Crescenzio Sepe.
Nella Sala Accoglienza del Palazzo Reale di Napoli venerdì 18 maggio, alle 16, sarà presentato "La ceramica del Novecento a Napoli. Architettura e Decorazione" edito dalla casa editrice Fioranna. Il volume - che rientra nella collana 'Percorsi del Novecento ' diretta da Maria Grazia Gargiulo - raccoglie sedici contributi di taglio storico-architettonico ed artistico, teorico e di interesse collezionistico a firma di numerosi e autorevoli relatori sul tema della decorazione maiolicata in esterni a Napoli tra l'Ottocento ed il Novecento ( oltre a Stefano Gizzi, sovrintendente per i BAPSAE di Napoli, Ugo Carughi, Giorgio Napolitano, Gaia Salvatori, Antonella Delli Paoli, Maria Grazia Gargiulo, Luca Somma, Giovanni Arena, Annalisa Porzio, Alessandro Castagnaro, Daniele Lucignano, Stefania Catullo e Silvio Frigerio). Gli interventi sono arricchiti da una preziosa documentazione fotografica e da alcuni spunti biografici sulle figure di artisti come Paolo Soleri, Paolo Ricci e Tullia Matania offerti dagli articoli di Stefano Gei, Daniela Ricci, Antonio Grieco e Armida Parisi. La novità dell'argomento trattato connota il libro come un approccio del tutto originale sul connubio ceramica ed architettura nell'ambito partenopeo, con risvolti nelle attività di tutela e conservazione.
Alla presentazione, intervengono Marinetta Picone Petrusa, docente di storia dell'arte contemporanea presso la “Federico II “e Pasquale Belfiore, professore ordinario di composizione architettonica e urbana presso l'università federiciana e presidente della sezione Campania dell'Istituto nazionale di architettura. Conclusioni a cura del sovrintendente Stefano Gizzi.
“La Cultura: il motore per lo sviluppo” è il tema dell’incontro in programma giovedì 10 maggio alle ore 15.30 presso l’Unione Industriali di Napoli, in piazza dei Martiri 58.
L’iniziativa, messa a punto dall’Unione Industriali di Napoli in collaborazione con la Fondazione Mezzogiorno Europa, nasce dalla convinzione che la crescita economica e sociale del territorio passa necessariamente attraverso la valorizzazione della cultura. Il consolidamento e lo sviluppo di un’industria culturale a Napoli e in Campania ha peraltro bisogno della realizzazione di una rete che possa valorizzare l’intera filiera.
L’incontro costituirà anche un’occasione per discutere del disegno di legge sull’editoria libraria, che giace ormai da due anni nei cassetti della sesta commissione regionale.
Al tavolo dei lavori sono stati invitati, tra gli altri, gli Assessori alla Cultura della Regione Campania e del Comune di Napoli, Caterina Miraglia e Antonella Di Nocera, il Direttore del Centro di Produzione Rai di Napoli, Francesco Pinto, lo scrittore Maurizio De Giovanni, il Presidente della Sezione Editoria Cultura e Spettacolo dell’Unione Industriali di Napoli, Edgar Colonnese, il Presidente del Comitato Strategico Cultura dell’Unione Industriali di Napoli, Diego Guida. Moderatore del dibattito sarà il Vicepresidente della Fondazione Mezzogiorno Europa, Alfredo Mazzei.
fonte:
Bruno Bisogni
Responsabile Ufficio Stampa
UNIONE INDUSTRIALI NAPOLI
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Torna ancora più ricca di appuntamenti la Settimana del Cinema delle Culture Mediterranee che si svolge a Napoli da lunedì 7 a venerdì 11 maggio 2012 con ingresso gratuito presso la chiesa di San Francesco delle Monache - in via Santa Chiara 10 - sede del centro culturale Domus Ars e per l'ultimo appuntamento, Palazzo Serra di Cassano, in Via Monte di Dio 14.
La rassegna è ideata e organizzata dall'Associazione "Peripli - Culture e Società Euromediterranee", diretta da Maria Donzelli, in collaborazione con l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, il Cnr - Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo e il Centro di Cultura 'Domus Ars'; interessante il programma con tantissimi ospiti fra i quali la nota regista italo - siriana Carolina Popolani e il giornalista del TG24 Zouhir Louassini.
Si inizia domani, lunedì 7 maggio (ore 16-19) proprio con la presentazione e proiezione del documentario"Zeinab's Sister' (2011) della Popolani con relativo dibattito; martedì ( ore 17 - 19.30) è la volta di “R-Evolution” - rapporto sulle economie del Mediterraneo, edizione 2011 - a cura di Oriana Capezio, durante l'incontro sarà proiettato il documentario ' I figli della rivoluzione' di Marc Innaro, al dibattito partecipa il giornalista Zouhir Louassini. Mercoledì 9 maggio (ore 16-19) proiezione del film “Ed ora dove andiamo” di Nadine Labaki, presentazione e discussione a cura di Rita Felerico. Mentre giovedì ( ore 16-19) si potrà assistere alla visione del film 'C'era una volta in Anatolia' (2011) di Nuri Bilge Ceylan, proiezione e dibattito con Lea Nocera. Si chiude la Settimana venerdì ( ore 17-19.30) a Palazzo Serra di Cassano, sede dell'Istituto Italiano degli Studi Filosofici, dove L. Migliorini e A. Amendola discuteranno assieme ad altri ospiti del “Rapporto sulle Economie del Mediterraneo". Coordina Paolo Malanima, presentazione e dibattito a cura di Rita Felerico.
( referente organizzazione Rita Felerico 347/2600961)
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Civita ha ampliato nel corso degli anni i propri spazi di intervento operando sul territorio per la tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale del nostro Paese. Oggi il Gruppo Civita è costituito da due diverse realtà, ognuna delle quali possiede una propria specializzazione e funzionalità operativa: l' Associazione Civita e Civita Servizi.
Fondazione Mondragone
La Fondazione Mondragone si trova a Napoli, in piazzetta Mondragone, in un complesso monumentale che comprende la Chiesa di Santa Maria delle Grazie. L'ente promuove l'innovazione nelle attività legate alla Moda. Ospita poi il Museo del Tessile e dell’Abbigliamento "Elena Aldobrandini" che testimonia con il suo patrimonio, la creatività, il gusto e l'antica tradizione che l'artigianato meridionale vanta in tale settore.
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Via San Biagio dei Librai, 39 - 80138 Napoli
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