In questi 150 anni tante cose sono cambiate anche nei costumi e nelle abitudini alimentari - ha spiegato Armida Parisi - che seguendo l'analisi documentaria della Nardone ha ricordato che Garibaldi, nato in una Nizza italiana, avrà avuto dalla madre un’alimentazione semplice, frugale, tipica dei gusti dell’epoca, e non gli sarà mancata l’insalata nizzarda. Anche in Sud America, dove fu fulminato dalla bellezza e personalità di Anita (con cui ebbe tre figli) avrà senz’altro gradito il riso alla creola, ricco di verdure, ma avrà anche dovuto mangiare il ‘ciurrasco’, arrosto di carne tipico del luogo. Tornato con la famiglia a Genova, non gli sarà certo mancato il pesto. Costretto poi a trasferirsi negli U.S.A., dove Antonio Meucci gli procurò un posto in una fabbrica di candele, si nutriva probabilmente di carni semplici. Tornato in Italia, con la spedizione dei Mille, risalendo lo Stivale, avrà quindi provato tutte le cucine delle varie zone, dalla Sicilia alla Campania, cucine tutte fatte di cibi e condimenti poveri ma genuini. Arrivato nella capitale del Regno, invece, si incontrò con due realtà : la cucina povera e spesso all’aperto di carnacottai, pizzaioli, e fatta da poche e povere carni e pesce azzurro e la grande cucina dei Monzù, cuochi francesi al servizio dei nobili e dei ricchi i cui pranzi erano fatti di 12-18 portate.
Ma all’Eroe dei due Mondi piacevano i sapori semplici e in special modo taluni formaggi ed in questo si trovava anche con Vittorio Emanuele II, il 're galantuomo' e Cavour, con cui condivideva passioni alimentari e sessuali. Costumi, abitudini, ricette dell’epoca erano un uso tramandato oralmente per lo storico analfabetismo delle masse. Vi erano stati dei piccoli trattati di gastronomia anche da parte di Manzoni, Tommaseo, Vico, ma il grande, primo storico testo fu quello di Pellegrino Artusi, gastronomo emiliano, autore de “La scienza in cucina e l’arte del mangiar bene”, edito nel 1891 e sacro testo culinario fino alla metà del secolo scorso. Con le sue ricette diffuse in tutta la Penisola, insieme al successo del libro “Cuore” e di “Pinocchio”, contribuì ad unificare gusti e culture più della stessa politica - ha ribadito Sergio Corbino, da quasi trent’anni illustre e attivissimo membro dell’Accademia italiana della Cucina, autore di numerosissime pubblicazioni, il quale ha sottolineato come, al di là dei vari luoghi, vi erano delle note differenze sociali anche nelle abitudini alimentari fra i ricchi, il clero e il popolo indigente e analfabeta. Ma alla scarsa produzione di testi specifici di un tempo si contrappongono invece oggi un’enorme quantità di pubblicazioni, libri, riviste, agende, siti web nonché trasmissioni televisive, su reti pubbliche e private, non sempre condotte da persone veramente competenti e con proposte spesso inaccettabili. Anche perché alla poca saggezza alimentare contribuiscono cibi sempre meno genuini, di provenienze varie e incerte e le allettanti proposte-convenienza dei supermercati.
Germana Nardone, ringraziando Incontri Napoletani per il piacevole pomeriggio, ha ribadito le semplici sane abitudini di un grande personaggio come Garibaldi, molto conformi ai principi base e all’impegno principale dell’Accademia di cui da tempo è delegata per l’area flegrea. Perché allora non proporre l'Eroe dei due Mondi come simbolo, come testimonial, come socio onorario?
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