In realtà, il mio lavoro ( in foto il momento dell'allestimento) potrebbe suggerire più un termine che una celebrazione dei 150 anni. L’interpretazione è aperta: non considero né raggiunta né valutata positivamente e davvero voluta questa ‘unione’ da tutta la cittadinanza che occupa il territorio chiamato ITALIA. E’ inevitabile indicare la problematicità della situazione soprattutto in questo momento storico, da qui il taglio fortemente critico dell’installazione che si pone tra il minaccioso e il profetico.
Il nastro tricolore che attraversa le tre Parche, partendo come gomitolo da ‘Cloto' (colei che fila il tessuto della vita),passa poi a Lachesi (colei che dispensa il destino ) dove è poggiata una clessidra,e poi ad Atropo (colei che recide il filo della vita) dove è poggiata una cesoia,infine si ‘perde’ nella terra. Il nastro è una nota colorata, quasi gioiosa rispetto alla ieraticità e pesantezza, data anche dal color nero di Cloto, Lachesi e Atropo rappresentate da putrelle trasformate in sedili con teste alate;ai loro ‘piedi’ della terra, terra del nord,del centro e del sud Italia. Dalla terra emerge il numero 150 e 2012.Perchè? per suggerire che potrebbe anche succedere ( e tutto sembra ormai preannunciarlo) che mentre si lotta per una propria ipotetica sicurezza e identità che fa chiedere o rifiutare,riconoscere o misconoscere una cosiddetta Unità – in questo caso,ITALIANA – il pianeta Terra sembra volere esplodere per scrollarsi di dosso questi serpi velenosi, microbi e parassiti che siamo noi umani. Non c’è pessimismo o senso di catastrofe da parte mia, anzi, mai come ora sono pervasa da un sentimento di pace e serenità perché sento che la coscienza del Dolore del Mondo ha raggiunto livelli così alti che necessariamente l’ordine universale DEVE intervenire. Ecco allora le cesoie simbolicamente poste, come spada di Damocle, a monito, pronte a recidere, non tanto il nastro tricolore, ma il filo stesso della vita umana di cui l’uomo sembra non avere ormai alcuna considerazione. Il tricolore e la terra restano le due note di rassicurazione e speranza di possibilità ancora aperte ( in esposizione sino al 30 giugno).
L'esposzione apre non solo alla riflessione ma permette anche di ammirare tutte le opere acquisitate nell'ultimo anno di attività dal Museo Arca ( arte religiosa contemporanea diretto da Gaetano Reale) e realizzate da numerosi altri artisti come Antonio Borrelli, Alfredo Bovio di Giovanni, Libero Galdo, Giuseppe Antonello Leone, Clara Rezzuti, Rocco Molinari, Quintino Scolavino, Nino Tricarico, Vincenzo Pagani, Carmine Rezzuti, Ilia Tufano e Andrea Sparaco.
dove: Chiostro del complesso monumentale di S.Maria La Nova, Napoli
quando: 14 maggio/30 giugno 2011
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tel.081/5528298
orari:lunedì/venerdì 10-13; 16-18.30
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