Tanti ne ha avuti Napoli che l’arte, la letteratura, il teatro e la musica, non potevano sottrarsi al fascino furbo e miserevole di questo mondo. Il cui emblema, secondo molti, sta racchiuso tutto nel teatro di Raffaele Viviani, attore e personaggio di uno scugnizzo, né folcloristico né pietoso, ma dai tratti duri e scavati di chi conosce veramente la fame. E Viviani la patì per davvero dopo la morte prematura del padre. Il suo teatro è la più viva e cruda rappresentazione scenica, di inizio secolo, dei bassifondi della città, della gente del Pendino, del Mercato, di Porta Nolana, di Forcella. Un ventre pieno in cui il confine tra malavita, povertà e immaginario appare sempre incerto.
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